Veri cristiani si diventa: nel territorio

Olio cm 72x92, 1971
FRANCO GENTILINI, Piazza San Carlo
La Stampa, 20 settembre 2009
di ENZO BIANCHI
Viviamo in un’epoca di profondi e rapidi mutamenti, un mondo in cui il più grave smarrimento deriva dal non riuscire a percepire un orientamento chiaro

La Stampa, 20 settembre 2009

Viviamo in un’epoca di profondi e rapidi mutamenti, un mondo in cui il più grave smarrimento deriva dal non riuscire a percepire un orientamento chiaro e lineare nell’evolversi delle situazioni e nel modo di collocarsi in esse anche da parte di istituzioni solitamente capaci di fornire senso e direzione all’agire umano. In queste ultime settimane un elemento purtroppo quasi assente nel dibattito mediatico attorno alla chiesa e alla sua presenza nella società italiana è stato quello dei rapporti tra cristiani e territorio vissuti soprattutto attraverso quella entità locale che, con la fine dell’assetto sociale contadino e con l’imporsi della società industriale, ha dovuto cercare – e ancora non ha trovato pienamente – nuove forme per manifestare la collocazione dei cristiani nella polis e per la loro missione: la “parrocchia”.

Il territorio, infatti, non è lo scenario asettico della vita cristiana bensì lo spazio in cui i cristiani ascoltano il mondo – gli uomini e le donne con le loro sofferenze, le speranze e le fatiche; il creato, l’ambiente e la terra... – vivendo la storia senza evasioni, perseguendo responsabilmente il bene comune insieme agli altri uomini ed esercitando la propria responsabilità. Il territorio è il luogo in cui i cristiani sono innestati nella comune vicenda culturale di un popolo e dove devono ogni giorno discernere i “segni dei tempi”, che spesso si manifestano anche come “segni dei luoghi”.

Pubblicato su: La Stampa