Veri cristiani si diventa: nel territorio

Oggi si è più consapevoli che lo spazio è, insieme al tempo, una coordinata essenziale, che predispone quanto è necessario all’edificazione di una comunità cristiana nella realtà locale: c’è bisogno di uno spazio per credere, di un luogo in cui diventare cristiani, in cui radicarsi e, con un riferimento a un preciso habitat umano, poter vivere la comunità e accrescere la comunione. Il sociologo francese Michel Maffesoli osservava che “come la modernità metteva l’accento sul tempo, la post-modernità mette l’accento sullo spazio-territorio”. Ne consegue che occorre reinventare un legame tra comunità cristiana e territorio, tenendo conto che i concetti di spazio e tempo sono in continuo mutamento, a causa dell’universo di Internet, della cultura soggettivista, della pluralità e della complessità di presenze umane, religiose, etiche ed etniche di cui è composta la polis.

Quali possono essere allora le vie di rinnovamento dei legami necessari alla testimonianza della fede e alla costruzione della comunità cristiana? Il primo compito di un cristiano resta quello di conformare la propria vita umana alla vita umana di Gesù, una vita che ha saputo “narrare” Dio nella storia. Del resto oggi il cammino degli uomini verso la fede non è più quello di qualche decennio fa: un tempo la chiesa nutriva il fedele e lo faceva crescere fino a quando questi, con maturità, faceva propria la fede ereditata dalle generazioni precedenti e accedeva all’adesione a Dio, quindi a Gesù Cristo. Oggi per moltissime persone, anche nei paesi di radicata tradizione cristiana come l’Italia, non è più così: Dio è diventata una parola ambigua e a volte scandalosa, sovente “la chiesa – osservò già quarant’anni fa Joseph Ratzinger – è per molti l’ostacolo principale alla fede”, mentre continua a salire dall’umanità quel grido che l’evangelista Giovanni mette in bocca ai greci saliti a Gerusalemme: “Vogliamo vedere Gesù!”. È un grido che chiede a uomini e donne di mostrare Gesù, facendo vedere la loro vita ispirata dal vangelo e ad esso conformata, testimoniando la prassi di servizio, di amore, di riconciliazione e di libertà vissuta da Gesù. Occorrerebbe allora presentare agli uomini un cammino umano: far vedere Gesù, collocare Gesù in Dio, colui che lo ha inviato, e quindi introdurli progressivamente nella comunità cristiana fino a far loro amare la chiesa.

Pubblicato su: La Stampa