Santi. La nostra famiglia allargata

Al cuore dell’autunno, dopo tutte le mietiture, i raccolti e le vendemmie nelle nostre campagne, la chiesa ci chiede di contemplare la mietitura dei cristiani stessi, “sacrifici viventi” (cf. Rm 12,1) offerti a Dio, la messe di tutte le sante vite umane ritornate al Signore, la raccolta presso Dio di tutti i frutti maturi suscitati dall’amore e dalla grazia del Signore in mezzo agli uomini, da “Abele il giusto” (Mt 23,35; cf. Gen 4,8) fino all’ultimo uomo che è morto nell’amore di Dio. La festa di tutti i santi è un memoriale dell’autunno glorioso della chiesa, è la festa contro la solitudine, contro ogni isolamento che affligge il cuore dell’uomo. Se non ci fossero i santi, se non credessimo la comunione dei santi, saremmo davvero chiusi in una solitudine disperata e disperante… In questo giorno noi dovremmo cantare: “Non siamo soli, siamo una comunione vivente!”; dovremmo rinnovare il canto pasquale perché, se a Pasqua contemplavamo il Cristo vivente per sempre alla destra del Padre, oggi, grazie alle energie della resurrezione, noi contempliamo quelli che sono con Cristo alla destra del Padre: i santi nostri fratelli. A Pasqua cantavamo che la vite era vivente, risorta; oggi la chiesa ci invita a cantare che i tralci, mondati e potati dal Padre sulla vite che è Cristo (cf. Gv 15,1-5), hanno dato il loro frutto, hanno prodotto una vendemmia abbondante e che questi grappoli, raccolti e spremuti insieme, formano un unico vino, quello del Regno.

Grande è il mistero che celebriamo nella fede: i morti per Cristo, con Cristo e in Cristo sono con lui viventi e, poiché noi siamo membra del corpo di Cristo ed essi membra gloriose del corpo glorioso del Signore, siamo allora in comunione gli uni con gli altri, chiesa pellegrinante con chiesa celeste, insieme formiamo l’unico e totale corpo del Signore. Per questo oggi dalle nostre assemblee liturgiche sale il profumo dell’incenso, segno del vincolo indissolubile tra noi sulla terra e la chiesa di lassù, la Gerusalemme celeste che attende il completamento del numero dei suoi figli ed è vivente, gloriosa presso Dio, con Cristo, per sempre (cf. Gal 4,26; Eb 12,22; Ap 21,2.10). I santi sono in stretta relazione con noi: con noi pregano e cantano la santità e la gloria di Dio, per noi intercedono uniti all’intercessione di Cristo al Padre, con noi continuano a invocare la venuta gloriosa del Signore. La sposa che con lo Spirito grida: “Vieni Signore Gesù, vieni presto!” (cf. Ap 22,17), è proprio la chiesa tutta, comunione di santi.

Pubblicato su: Avvenire