Santi. La nostra famiglia allargata

Ecco dunque il forte richiamo che risuona per noi in questa festa: riscoprire il santo accanto a noi, sentirci parte di un unico corpo. È questa consapevolezza che ha nutrito la fede e il cammino di santità di molti credenti, dai primi secoli ai nostri giorni: uomini e donne nascosti, “separati” dalla mondanità, capaci di vivere quotidianamente la lucida resistenza agli idoli seducenti, nella paziente sottomissione alla volontà del Signore e nel sapiente amore per ogni essere umano, immagine del Dio invisibile. Il santo allora diviene una presenza efficace per il cristiano e per la chiesa, una presenza che ci spinge a confessare: “Non siamo soli, ma avvolti da una grande nuvola di testimoni” (cf. Eb 12,1), con loro formiamo il corpo di Cristo, con loro siamo i figli di Dio, con loro saremo una cosa sola con il Figlio.

In Cristo si stabilisce tra noi e i santi una tale intimità che supera quella esistente nei nostri rapporti, anche quelli più fraterni, qui sulla terra: essi pregano per noi, intercedono, ci sono vicini come amici che non vengono mai meno, come “amici invisibili eppure intimi”, secondo la bella definizione dei padri della chiesa. E se la chiesa ha voluto che il nostro nome battesimale fosse quello di un santo, è proprio per abituarci a contemplare l’amico, gli amici invisibili e intimi nel nostro cammino di fede cristiana. La loro vicinanza è capace di meraviglie perché la loro volontà è ormai assimilata alla volontà di Dio manifestatasi in Cristo, unico loro e nostro Signore: non sono più loro a vivere, ma Cristo in loro (cf. Gal 2,20), avendo raggiunto il compimento di ogni vocazione cristiana, l’assunzione del volere stesso di Cristo: “Non la mia, ma la tua volontà sia fatta, o Padre” (Lc 22,42). Nella mia ormai lunga ed estesa esperienza spirituale ho conosciuto alcuni monaci che con naturalezza mi dicevano: “Io e il tal santo viviamo insieme”; così mi donavano una testimonianza del loro vivere, non solo del loro credere, la comunione dei santi.

Sostenuti da quanti ci hanno preceduto in questo cammino, scopriremo infine anche i santi che ancora operano sulla terra, perché il seme dei santi non è prossimo all’estinzione: caduto a terra si prepara ancora oggi a dare il suo frutto, un frutto di comunione, un frutto di un amore più forte della morte. Sì, la comunione dei santi è sperimentabile, vivibile, è davvero una realtà capace di dare senso alle nostre vite, già ora e poi per la vita eterna, quando saremo tutti insieme con Cristo nel Regno.

Enzo Bianchi

Pubblicato su: Avvenire