Wojtyla, la forza di chiedere perdono


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E ancora, come non scorgere in quella figura, piegata dalla sofferenza ma risolutamente ancorata alla fede nella risurrezione, le tracce di un altro evento, posto al cuore del giubileo che aveva aperto il millennio? Giovanni Paolo II che confessa i peccati, le colpe dei cristiani e chiede perdono, a Dio e alle vittime. Un gesto allora poco capito, sia nella chiesa che tra i non cristiani, ma che resta ancora oggi l’azione più cristiana ed evangelica compiuta nel suo pontificato, un’azione di cui volle assumersi pienamente e personalmente la responsabilità. Confessare le colpe dei cattolici verso gli oppressi della storia, verso i popoli colonizzati, verso le altre chiese, verso i perseguitati in nome della verità, e farlo in una liturgia pubblica, solenne, in San Pietro, fu gesto di rara profezia, in seguito più volte ripreso: “Noi perdoniamo e chiediamo perdono!”. Perdono che Giovanni Paolo II ebbe poi l’intuizione profetica di legare indissolubilmente alla realizzazione della giustizia autentica e alla ricerca della pace nell’esercizio della riconciliazione: un appello, questo, risuonato con forza a Roma, ma destinato a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, in questo decennio e ben al di là.

Enzo Bianchi

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