Il diritto di essere una minoranza


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Dal canto nostro, non dovremmo nemmeno dimenticare che la reciprocità che sovente si sente invocare come pretesto per limitare alcuni diritti fondamentali non è e non può essere l’altro nome della ritorsione e della vendetta: una società è civile non quando concede alle sue minoranze solo quello che anche gli altri stati concedono a quelle presenti nel loro territorio, ma quando riconosce fattivamente che “tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti” e che a ogni individuo spettano gli stessi diritti e le stesse libertà, “senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione”, secondo l’espressione della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.

Orrendi massacri come quello della chiesa di Nagaa Hamadi o situazioni incancrenitesi come quelle appena evocate ci interpellano anche sulla risposta che possono suscitare in noi: non spetta a noi giudicare la capacità di rinunciare alla vendetta da parte delle vittime, non possiamo pesare noi la misura della loro sopportazione, non riusciamo a fare nostre le loro attese o disillusioni circa il rispetto delle leggi e il ristabilimento della giustizia, né ha senso indagare quasi morbosamente sulla pronta disponibilità al perdono: nessuno, fino a quando non è provato in prima persona, può sapere e valutare come reagirebbe se trovasse se stesso o i suoi cari in determinate situazioni. Certo, abbiamo avuto anche in anni recenti luminosi esempi di cristiani capaci di amare i loro nemici e di perdonare i persecutori persino in situazioni estreme. In ogni caso, possiamo e dobbiamo invece chiederci quali principi animano la nostra convivenza quotidiana, quale prezzo siamo disposti a pagare per testimoniare ciò in cui crediamo, quali sacrifici accettiamo di compiere nella nostra vita perché vengano salvaguardate la libertà e i diritti di tutti. Se i cristiani devono essere consapevoli che il sangue versato dai loro fratelli ai quattro angoli del mondo è seme fecondo di testimonianza, così come quello delle prime generazioni di discepoli di Cristo, spetta a tutti noi come cittadini, non dimenticare che le condizioni di libertà e di democrazia di cui godiamo nei nostri paesi sono il frutto di un lento e faticoso cammino: generazioni che ci hanno preceduto hanno saputo ascoltare il grido che saliva dalle vittime della storia e testimoniare anche fino al sangue la loro fedeltà a ideali di pace e di giustizia.

Enzo Bianchi