Ma l'altro figliol fu prodigo?


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ANGELO BIANCINI, Il figliol prodigo
ANGELO BIANCINI, Il figliol prodigo
Avvenire, 11 marzo 2010
di ENZO BIANCHI
Questa parabola ci aiuta davvero a chiederci: tu che chiami Dio Padre, quale immagine di Dio hai? L’immagine di un padre padrone? O di un padre che ama senza porre condizioni?

Avvenire, 11 marzo 2010

Il padre accoglie la confessione sincera del figlio minore tornato a casa, una confessione solo ora divenuta sincera, non più interessata: «Ho peccato contro il cielo e contro di te, non sono degno di essere chiamato figlio». Quella fuga, quella lontananza è stata rottura, rifiuto di un rapporto di vita con la paternità, una rottura di quel legame che nasce dell’accoglienza del dono della vita. Ma il padre non fa rimproveri, non recrimina sul passato, non pone al figlio alcuna condizione, non gli lascia pronunciare le parole che il figlio aveva preparato! «Trattami come uno dei tuoi salariati!». Queste parole di scambio non sono dette, non sono poste davanti al Padre... «Fammi ritornare ed io ritornerò» cioè «Convertimi ed io mi convertirò!». Queste parole del profeta Geremia sono ormai comprese nella verità assoluta dal figlio. Il padre con il suo amore preveniente ha attirato a sé il figlio, il cui ritorno era andare verso chi lo attirava e lo chiamava, proprio come Dio aveva fatto con l’uomo Adamo dopo il peccato: “Dove sei? Adamo, dove sei? Figlio dove sei?”. Inizia allora la festa: un peccatore è ritornato, un morto è risuscitato...

La casa è sempre rimasta aperta, il figlio deve lasciarsi amare dal padre... Sì, è più importante capire che Dio ci ama che capire che noi dobbiamo amare Dio... Nella sua predicazione e nel suo agire, Gesù ha detto molto di più su Dio che ci ama che non sul nostro dovere di amare Dio... È significativo: può amare Dio colui che ha conosciuto che da Dio è stato amato prima e di amore preveniente... Capiamo le parole di Giovanni: «Chi non ama, non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore» (1Gv 4,18), eco di quelle di Gesù ai discepoli: «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi!» (Gv 15,16).