Ma l'altro figliol fu prodigo?


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Ecco allora la casa paterna diventare luogo del perdono e della festa: il vestito più bello è messo al figlio, l’anello è messo al suo dito, gli sono portate le calzature perché non sia più a piedi nudi come gli schiavi... Viene ucciso il vitello migliore e si fa festa... Il padre dice «presto». è urgente la festa, la gioia, perché il peccato è cancellato, il padre non lo ricorda più e dunque tutto dev’essere riportato all’integrità... E i servi si affrettano a preparare la celebrazione della per tutta la famiglia...

La parabola poteva finire qui, sarebbe finita come gli altri due racconti analoghi della pecora e della dracma smarrite, ma qui l’evangelista apre un altro quadro. Appare il figlio maggiore, colui che era restato sempre a casa e aveva servito il padre per tanti anni. Di fronte al tornare in vita del fratello prova una reazione di gelosia: in nome della giustizia non può tollerare che quel suo fratello sia causa di festa. Com’è possibile? Se n’è andato, pretendendo l’eredità che poi ha dilapidato, non ha fatto mai avere sue notizie, mentre lui è restato a casa, ha obbedito al padre, ha lavorato, ha tirato avanti per anni con fatica... E ora si fa festa per uno che non lo riconosceva neppure come fratello e che, andandosene, aveva di fatto negato i legami familiari? No, questa festa non gli appartiene. Lì non vuole saperne di entrare. Ed ecco di nuovo il padre che esce – non lo fa chiamare, ma esce incontro a lui – esce un’altra volta di casa per incontrare un figlio... e lo prega insistentemente...