Ma l'altro figliol fu prodigo?


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Ma il figlio restato a casa recrimina... Vanta una fedeltà «da tanti anni ti servo», mette davanti al padre la sua giustizia «non ho mai trasgredito un tuo comando»... Ha vissuto fino allora come un mercenario puntuale, si è impegnato verso il padre come un salariato, ed è il padre che manca verso di lui: non gli ha mai dato un capretto per lui e i suoi amici e ora dà il vitello grasso per il fratello indegno di quel nome! C’è risentimento, c’è protesta, c’è un’accusa precisa verso il padre in questo rifiuto.

La spiegazione di questo atteggiamento è sulla bocca di Gesù nel vangelo di Giovanni: «Chi è schiavo non resta sempre nella casa (paterna) solo chi è figlio vi rimane sempre!» (Gv 8,35), cioè chi si sente schiavo sta a casa come un mercenario, non come un figlio, sta a casa ma si sente in prigione, fa le cose perché si sente costretto, senza la libertà propria di chi è figlio, senza amore.

Sì, questo figlio in realtà non era mai stato nella casa del padre: il suo dimorare accanto al padre non lo aveva portato a conoscerne il cuore. Era stato schiavo in una prigione... il suo comportamento non è fondamentalmente diverso da quello di chi se ne era andato! Tutti e due i figli non vivevano nella relazione paterna, non conoscevano l’amore del padre.