Pedofili: l'umiliazione evangelica

 

Andrebbe inoltre riscoperta una dimensione propria del messaggio biblico riguardo alle confessioni dei peccati fatte pubblicamente dai responsabili del popolo dei credenti, confessioni in cui appare la coscienza che tutti sono responsabili gli uni degli altri. “Responsabili” non significa “colpevoli”: i figli non sono colpevoli del peccato dei padri, nessuna pena può essere loro comminata per quanto non hanno commesso, e tuttavia ne devono “rispondere”, devono assumerne le conseguenze, per potersi dire ancora figli e per essere credibili come padri. È probabile che molti non capiscano questi atti dei credenti o li ritengano assolutamente insufficienti, così come è probabile che persino tra i cristiani vi sia chi non coglie pienamente la portata di una pubblica domanda di perdono compiuta dai pastori delle chiese coinvolte in colpe commesse da suoi membri in un passato prossimo che tragicamente si prolunga nel presente.

Non nascondo infine che desidererei una maggiore prudenza, anche da parte dei cattolici, nell’emettere giudizi generalizzati: non per coprire il male, ma per evitare di colpevolizzare intere chiese nazionali come se nel loro insieme fossero peggiori di altre. Una maggiore discrezione da parte di tutti favorirebbe l’assunzione della responsabilità da parte delle singole chiese locali nel governare e gestire – con il rispetto delle procedure giudiziarie e la preoccupazione primaria per le vittime – queste drammatiche situazioni nella verità, nella giustizia e nella misericordia che non deve mai venir meno, neppure in casi estremi.

Sì, sono vicende che addolorano profondamente la chiesa e i cristiani e sconcertano la società, sono giorni di sofferenza quelli che stiamo vivendo, ma vorrei ribadire che i credenti non devono temere l’umiliazione che a volte deriva dal confessare colpe reali, altre volte dal patire ingiuste accuse: dall’umiliazione, ci assicura il messaggio evangelico, nasce l’autentica umiltà e si impara a essere annoverati tra i malfattori, come è accaduto a Gesù di Nazareth.

Enzo Bianchi

Pubblicato su: La Stampa