Ascoltando l'altro conosci te stesso


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IGOR MITORAJ, Volti
IGOR MITORAJ, Volti
La Stampa, 4 maggio 2010
di ENZO BIANCHI
Occorre esercitarsi a desiderare di ricevere dall’altro, considerando che i propri modi di essere e di pensare non sono i soli esistenti ma si può accettare di imparare, relativizzando i propri comportamenti

 

La Stampa, 4 maggio 2010

Si intitola L’altro siamo noi il nuovo libro di Enzo Bianchi, in uscita da Einaudi (pp. 82, € 10), di cui anticipiamo un brano in questa pagina. Si tratta di un richiamo alla necessità di accogliere le differenze, tanto più urgente di fronte all’emergenza immigrazione. Sempre di Enzo Bianchi, da pochi giorni è arrivato in libreria Le vie della felicità (Rizzoli, pp. 171, € 16,50), una riflessione sulle otto Beatitudini riportate nei Vangeli di Matteo e Luca.

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L’essere umano è un essere relazionale: non c’è un uomo senza gli altri uomini, e ogni persona fa parte dell’umanità, fa parte di una realtà in cui ci sono gli altri. E l’essere umano ha tre modi di relazione complementari, che gli permettono di costruire la propria identità e di vivere: la relazione di ognuno con se stesso, con il proprio intimo, cioè la vita interiore; la relazione di ognuno con gli altri, con l’alterità, cioè la relazione sociale; infine, per i credenti, la relazione con Dio, alterità delle alterità.

In queste tre relazioni sono innestate tre dimensioni dell’essere umano: lo spirito (pensiero, parola, memoria, immaginazione), il cuore (sentimenti, sensi, emozioni) e il corpo, in cui tutto è unificato. Quando una persona entra in relazione con un’altra, con gli altri, tutte queste dimensioni sono impegnate e di ciò occorre essere consapevoli. È all’interno di questa complessità che bisogna porsi la domanda: come percorrere i cammini dell’incontro, della relazione con gli stranieri? Innanzitutto è necessario riconoscere l’altro nella sua singolarità specifica, la sua dignità di uomo, il valore unico e irripetibile della sua vita, la sua libertà, la sua differenza: è uomo, donna, bambino, vecchio, credente, non credente, ecc. Teoricamente questo riconoscimento è facile, ma in realtà proprio perché la differenza desta paura, occorre mettere in conto l’esistenza di sentimenti ostili da vincere: c’è infatti in noi un’attitudine che ripudia tutto ciò che è lontano da noi per cultura, morale, religione, estetica, costumi. Quando si guarda l’altro solo attraverso il prisma della propria cultura, allora si è facilmente soggetti all’incomprensione e all’intolleranza. Claude Lévi-Strauss ha affermato significativamente che l’etnocentrismo è positivo se significa non mettere da parte la propria storia e la propria cultura, ma è negativo se tale cultura è assolutizzata fino ad assurgere a identità perentoria e immutabile.