Ma i cristiani sono gente «felice»?

olio su tela cm 50x65
TRENTO LONGARETTI, Felicità vanno cercando
Avvenire, 5 maggio 2010
di ENZO BIANCHI
Primo e più elementare senso delle beatitudini è la felicità, la gioia di scoprire che grazie all'assunzione consapevole di un atteggiamento, di un comportamento, si può vivere un'esistenza che, pur a caro prezzo, ha i tratti di una vera e propria opera d'arte

Le beatitudini? Sono «Le vie della felicità» secondo Enzo Bianchi che titola così il libro Rizzoli (pp.176 € 16,50) da cui riprendiamo qui un paragrafo e che sarà presentato da Alessandro Zaccuri lunedì 10 maggio alle 18 alla Libreria Feltrinelli di Piazza Piemonte a Milano.

Avvenire, 5 maggio 2010

Che senso ha oggi leggere le beatitudini? Perche meditare su queste paradossali parole di Gesù? Innanzitutto, credo, per una ragione umanissima. Nel contesto socioculturale in cui viviamo, noi cristiani siamo chiamati, oggi più che mai, a mostrare con la nostra vita cammini di umanizzazione e di salvezza percorribili da tutti gli uomini. Ora, la maniera più efficace per scoprire questi cammini consiste nel praticare la ricerca del senso, esercizio che ai nostri giorni pare sempre più raro: è diventato difficile, soprattutto per le nuove generazioni, dare senso alla vita e alle realtà che la costituiscono, tanto che da più parti si levano voci che denunciano la «crisi del senso». In questa situazione noi cristiani dovremmo saper mostrare a tutti gli uomini, umilmente ma risolutamente, che la vita cristiana non solo è buona, segnata cioè dai tratti della bontà e dell'amore, ma è anche bella e beata, è via di bellezza e di beatitudine, di felicità.

Chiediamocelo con onestà: il cristianesimo testimonia oggi la possibilità di una vita felice? Noi cristiani ci comportiamo come persone felici oppure sembriamo quelli che, proprio a causa della fede, portano fardelli che li schiacciano e vivono sottomessi a un giogo pesante e oppressivo, non a quello dolce e leggero di Gesù Cristo (cfr. Ml 11,30)? In realtà mi pare che spesso ci meritiamo ancora il rimprovero rivolto ai cristiani da Friedrich Nietzsche oltre un secolo fa: I cristiani dovrebbero cantarmi canti migliori perché io impari a credere al loro redentore: più gioiosi dovrebbero sembrarmi i suoi discepoli!

Pubblicato su: Avvenire