Lunga marcia verso la vita interiore


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1950, Museo Middelheim, Anversa
GIACOMO MANZÙ, Deposizione (particolare)
La Stampa, 28 maggio 2010
di ENZO BIANCHI
La conoscenza di sé esige cura costante, attenzione e vigilanza interiore, quella capacità di concentrazione e di ascolto del silenzio che aiuta l’uomo a ritrovare l’essenziale grazie anche alla solitudine

La Stampa, 28 maggio 2010

Un elemento della spiritualità cristiana che da sempre ha maggiori valenze anche per chi non condivide questa fede è l’attenzione alla dimensione dell’interiorità: l’essere discepoli di Cristo esige infatti che l’umano non sia mai disgiunto dallo spirituale e che al movimento di conoscenza del Signore si accompagni sempre il parallelo movimento di conoscenza di sé. Per questo la tradizione cristiana non ha esitato a riprendere e riformulare in termini propri l’iscrizione posta sul frontone del tempio di Apollo a Delfi “Conosci te stesso”. Così, da Origene fino a Bernardo, molti padri della chiesa e autori cristiani hanno ripreso e approfondito il senso di questo interrogativo essenziale per l’umanizzazione, che Platone così sintetizzava: “Non conduce vita umana chi non si interroga su se stesso”.

Non si può tacere che l’attenzione oggi prestata all’“io” e alle istanza della soggettività presenta molte ambiguità: il narcisismo culturale (“Quando la ricchezza occupa un posto più alto della saggezza, quando la notorietà è più ammirata della dignità e quando il successo è più importante del rispetto di sé, vuol dire che la cultura stessa sopravvaluta l'immagine, e deve essere considerata narcisistica”, ammonisce A. Lowen), la pornografia dell’anima (l’esibizione dell’intimo, la scomparsa del pudore nel dare in pasto a milioni di telespettatori le confessioni personali o i problemi familiari), la compressione dell’individualità da parte della cultura tecnologica (a cui interessa un esecutore funzionale di un lavoro già programmato) che provoca l’ipertrofia dell'io negli altri ambiti esistenziali, sono tutti elementi che rendono, da un lato, prudente, dall’altro, urgente, un discorso sulla ricerca la conseguente cura e sollecitudine del sé autentico. Ne va infatti della libertà della persona! È veramente libero chi conosce se stesso, perché questi può nutrire un rapporto equilibrato con la realtà e con gli altri e scoprire motivi di speranza e di fiducia nel futuro.

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