Perchè non possiamo non conoscere la Bibbia

 

Con ragione si afferma da più parti che senza conoscenza letteraria della Bibbia resta preclusa la comprensione di numerose “presenze” nella vita quotidiana del nostro come di altri paesi di antica cristianità: come interpretare edifici, sculture, pitture e immagini che popolano città e campagne, come capire espressioni e proverbi del linguaggio popolare o colto, come muoversi tra calendari, celebrazioni e festività se si rimane privi dell’alfabeto che li ha generati? E come immaginare l’integrazione e la convivenza di quanti provengono da mondi religiosi e culturali diversi se chi dovrebbe accoglierli non è in grado di spiegare loro i testi e i meccanismi che nel corso dei secoli hanno originato usi e costumi? Queste sono domande tutt’altro che inutili nell’attuale contesto sociale e culturale italiano: quali episodi, quali volti, quali immagini bibliche hanno plasmato l’orizzonte simbolico e culturale di generazioni di uomini e di donne nate e cresciute in una società che non poteva non dirsi cristiana? E quali di questi racconti, di queste vicende, di questi personaggi storici o leggendari parlano ancora oggi un linguaggio universale, come lo parlano, per esempio, le figure immortali del teatro classico o la raffinata sapienza orientale?

Del resto, l’intero racconto biblico può essere letto come una grande narrazione di famiglia, in cui nessuno si sente estraneo: momenti di gioia e di dolore, guerre e violenze, speranze e affetti, terre abbandonate e terre promesse, esilii e ritorni vengono raccontati con tutti i timbri del linguaggio umano. Allora la cronaca cede il passo alla poesia, la preghiera si interseca con l’insegnamento, la favola si alterna con la profezia: così è la Bibbia perché così è la vita dell’uomo e il bambino o l’adolescente chi vi si accosta per la prima volta può imparare a conoscere il senso della realtà che lo circonda, mentre l’adulto potrà riscoprire il filo rosso che ha tenuto insieme tante esistenze. In questo senso l’intesa recentemente siglata mira a “offrire chiavi di lettura e interpretazione interdisciplinare della Bibbia” in riferimento ai numerosi ambiti che costituiscono la cultura di un popolo e una civiltà: da quello più propriamente storico a quelli “artistico, filosofico, etico, giuridico e letterario”.

Pubblicato su: La Stampa