L'orizzonte condiviso di un amore

 

È l'epifania dell'egoismo anzi, dell'egolatria celebrata secondo le proprie possibilità, è il non voler più riconoscere che l'amore esige anche sacrificio, rinunce: se infatti il cammino è condiviso con altri, allora occorre riconoscere l'altro che ci sta accanto nella sua differenza, assumendo che ci siano assieme ai giorni di gioia e di piacere condivisi anche quelli in cui il rapporto si fa difficile, in cui si è chiamati a perdonare l'altro, in cui far uso di sapienza, a volte accettando perfino di restare nel “buio”, attaccati alla promessa fatta, alla parola data. Nessuno nega che la vita comune nel matrimonio o nella convivenza possa diventare un inferno: il problema è discernere come uscire dall'inferno, se fuggendo la relazione o tentandone insieme un riscatto.

D'altronde, conosciamo bene gli esiti di separazioni, divorzi, rotture di fedeltà: sono cammini in cui c'è molta sofferenza e fatica, vicende dove a volte il tradimento e la menzogna appaiono in tutta la loro capacità di fare del male. Senza dimenticare che, per chi è nato dall'incontro di due persone e dal loro amore, la separazione è un dolore ancor più lacerante perché avvertito come non dipendente dalla propria responsabilità: significa sentire che le proprie radici si sono separate, aver paura di perdere le radici – l'una o l'altra o entrambe – perché trapiantate su nuovi percorsi separati e sovente in guerra tra loro. Chi nasce ha diritto all'amore dei suoi genitori anzi, a un unico amore: lo hanno generato insieme, insieme lo devono amare.

Pubblicato su: La Stampa