Quei falò che scaldano l'anima

 

Arrivavano i nuovi tempi e il parroco non si raccapezzava davvero più. Ripeteva sconsolato: “Per noi è finita!”, misurando la diminuzione di gente che andava in chiesa alla domenica, l’assottigliarsi delle presenze a messa persino tra le ragazze e le donne... Ma credo che l’amarezza maggiore gli venisse dal non capire più il cambiamento non tanto dei tempi, ma piuttosto della “sua” gente, quelle persone a cui era davvero affezionato e che conosceva così bene, fin dalla loro infanzia. Era preoccupato non perché stava perdendo il suo “potere”, ma perché temeva che si stessero perdendo uomini e donne cui continuava a voler bene come un padre. Di lì a poco il concilio si sarebbe fatto carico anche di quelle preoccupazioni, aprendo nuove vie per annunciare il Vangelo che non cambia in un mondo che stava cambiando a una velocità un tempo impensabile.

Di quello sforzo di autenticità evangelica, della straordinaria primavera dello Spirito che fu il Vaticano II sarei stato testimone consapevole, al momento però per me ci fu un trauma molto più ordinario, quello di non riuscire più a trovare quattro-cinque amici del paese per preparare il falò: ormai quelle fiamme nella notte non attiravano più nessuno. Andai ancora qualche volta ai falò da solo, poi quelle notti di incanto si spensero anche per me, assieme agli ultimi bagliori di una brace che non riscaldava più i cuori.

Enzo Bianchi

Pubblicato su: La Stampa