Stare a tavola, ecco le buone regole

Di tutto il mobilio che arreda una casa, la tavola è forse l’elemento più eloquente. La sua grandezza, in particolare, dice molto dei padroni di casa: se sono una famiglia piccola o numerosa, se per loro la tavola è semplicemente un luogo su cui consumare il cibo oppure uno spazio per stare tutti in­sieme anche con gli ospiti. Che tri­stezza una tavola piccola, alla quale non si possono invitare «gli altri», u­na tavola stretta, magari addirittura «a scomparsa». Ricordo che un tem­po la tavola era un mobile di cui es­sere orgogliosi: in legno massiccio, collocata come regina al centro del­la cucina, attirava subito lo sguardo di chi entrava. Le sue gambe solide e mai traballanti, modellate al tor­nio oppure squadrate, colpivano l’attenzione, al pari del suo piano, sempre in vista, che fosse di marmo o di legno nobile come il ciliegio o il noce, mai avvilito da una squallida cerata, anzi spesso adornato da po­chi, semplici, oggetti quotidiani che lo riportavano con gusto alla sua es­senza di fulcro di convivialità: un cesto di frutta, una pagnotta e un orcio d’olio, una composizione di zucche ornamentali...

Tutto questo, certo, prima che agli inizi degli anni Sessanta irrompesse la praticissima iattura dei ripiani in formica. Av­venne allora un’autentica rivoluzio­ne: tutti si affrettarono a mettere in cantina o a vendere per pochi spic­cioli i vecchi tavoli di solenne auste­rità per introdurre esili tavoli come rattrappiti, colorati con tona­lità assurde. Certo, i nuovi oggetti erano lavabili, non richiedevano più la tovaglia, ma nel contempo smarrivano la loro identità e il loro significato, a volte cedeva­no anche la so­lenne e regale collocazione al centro della stan­za, magari per far posto al vuoto che consentisse di fissare lo sguardo verso il nuovo idolo, la televisione. Subii a malincuore quel mutamen­to anche a casa mia, ma con la netta percezione di assistere a qualcosa che aveva a che fare con la barbarie, con il venir meno del senso dello stare a tavola. Ed è quanto purtrop­po avvenne... Eppure la tavola è il luogo attorno al quale si consuma un rito proprio, fra tutti gli animali, solo all’essere umano: quello di mangiare insieme e non in compe­tizione con i propri simili.

Pubblicato su: Avvenire