Libertà e rispetto


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La Stampa, 3 febbraio 2006

Riesce difficile capire cosa si proponessero quanti hanno disegnato e pubblicato vignette irriguardose verso l’islam e i sentimenti religiosi di milioni di uomini e donne in tutto il mondo: far sorridere? Ma come si può sorridere nel ferire un proprio simile in quanto ha di più caro? Esportare la libertà di stampa? Ma è come pretendere di esportare la democrazia con le bombe. Oggi sembra che molti in occidente abbiano perso il senso del limite, soprattutto nell’ambito delle convinzioni etiche e religiose: affrancati dal regime di cristianità e relegata la religiosità a supplemento di valori da usarsi solo quando necessario, si ritiene che libertà significhi irridere quanti sono ancora saldamente legati a determinati principi.

Ma libertà si coniuga con rispetto per l’altro, conoscenza di ciò che lo turba e lo ferisce, sforzo di comprensione delle sue opinioni e convinzioni. Da qualche tempo, nei confronti delle religioni, ma soprattutto del cristianesimo e dell’islam, pare che tutto questo possa essere bellamente ignorato, salvo poi stupirsi sdegnati se l’opinione pubblica musulmana reagisce offesa. Certo, anche nelle reazioni vi sono limiti che son stati varcati: non possiamo accomunare lo sdegno espresso sulle prime pagine di tutti i principali quotidiani di lingua araba dell’intero Mediterraneo e l’assalto alla rappresentanza UE a Gaza da parte di un gruppo di attivisti islamici, o le minacce di morte per gli autori. Resta però l’amarezza di dover misurare ancora una volta la “non contemporaneità” delle nostre civiltà, uno sfasamento di tempo che ci fa dimenticare come, fino a non molti anni fa, reazioni simili potevamo trovarle anche nella nostra emancipata Europa: quadri di valori unanimemente condivisi sono andati scomparendo nel nostro occidente, ma ci comportiamo come se questo fosse vero ovunque, senza renderci conto che il sentimento religioso di interi popoli è cosa diversa dalla larghezza di vedute di qualche intellettuale islamico ormai a proprio agio in una cultura laica. In altre epoche storiche la contrapposizione in campo religioso era talmente acuta che l’iconografia cristiana era arrivata a raffigurare il Profeta come un eretico relegato all’inferno: oggi non si tratta di negare questi episodi storici e di cancellarne le testimonianze artistiche, ma di capirli all’interno di una precisa stagione e di rigettarli come metodi non più ammissibili nel dialogo tra religioni.

Non dobbiamo alimentare nei musulmani la convinzione che l’occidente non rispetti gli elementi fondamentali della loro religione. Un conto è la rilettura, anche critica, dei rispettivi mondi di pensiero, altro è l’irrisione di ciò che è oggetto di fede e di intima convinzione; un conto è denunciare, come io stesso ho fatto più volte, l’arroganza di certe posizioni religiose, altro è il beffarsi della fierezza dei credenti. Ogni essere umano ha diritto al rispetto dei propri principi etici e religiosi, delle proprie tradizioni, delle figure fondanti il suo credo e dovrebbe essere proprio lo stato laico e le sue strutture non solo giuridiche ma anche culturali – come i mass media – a difendere e diffondere questo rispetto. Con la consueta pacatezza che lo contraddistingue, il rettore della grande moschea di Parigi, ha condannato quelle vignette come “un errore e una diffamazione: il Profeta non ha fondato una religione terrorista, ma al contrario una religione di pace. Noi teniamo a questa immagine e non accettiamo che sia deformata”. Ecco, irridere, deformare, deturpare l’immagine che un nostro simile ha del suo credo religioso significa far regnare la barbarie e non la civiltà nei rapporti sociali: quale progresso sul cammino della convivenza civile e delle conquiste dell’umanità possono mai rappresentare vignette come quelle pubblicate in questi giorni? Sì, a volte vi è chi in occidente pare riempirsi la bocca con la parola “libertà”, utilizzandola per dar sfogo ai propri istinti più dissacratori e, in ultima analisi, al malcelato desiderio di sentirsi superiore disprezzando gli altri.

Enzo Bianchi