Forme e profumi che parlano all'io

 

È in questa terra, terra madre più che mai, che le nostre granaglie sono seminate, entrando nel solco. Si tratta di sementi selezionate lungo le generazioni e i millenni, di granaglie che portano il segno di una sapienza acquisita, ricercata, sperimentata da umani diversi e in terre diverse: frumento, segale, farro, ecc. Ma anche a questo proposito si staglia all’orizzonte una pericolosa minaccia: su quest’opera anonima ma grandiosa dei contadini dell’umanità si pretendono oggi i diritti del brevetto, si pretende di privatizzare i semi che stanno alla base della catena alimentare; si vorrebbe delineare una storia futura in cui sementi, acqua e aria siano merci sottomesse alle logiche di mercato, non più patrimonio vitale per ogni persona e comunità della terra, ma proprietà in mano a multinazionali anonime, spietate nei confronti dei poveri della terra…

Una volta seminato, aiutato a crescere, maturato, ecco spuntare dalla terra il grano, che viene macinato e appare come farina, fior di frumento, midollo di frumento, grasso di frumento, tutte definizioni a esso collegate a partire dall’antichità. La farina, impastata con acqua, lasciata lievitare, passata nel fuoco appare infine come pane: una realtà precisa, effettiva, ma anche un simbolo, un linguaggio, cioè un sistema di segni concreti che permette di stabilire una sapienza pratica. La materialità dell’alimento sta in una rete di significati e di valori in cui si producono trasposizioni, metafore. Il pane è un alimento che ci nutre, che ci dà la vita, è un alimento solido che si impone innanzitutto ai nostri sensi. Basti pensare al profumo del pane appena sfornato che un tempo al mattino presto si sentiva nelle vie dei paesi, passando accanto al negozio del panettiere: il profumo precede il pane stesso, raggiunge le nostre narici, che lo riconoscono, e fin dal mattino trasmette loro un sentimento di vita. Ma anche la vista è coinvolta e noi vediamo il pane nelle sue diverse forme, create soprattutto in Italia: dalla grissia monferrina, alla biova emiliana, alla ciabatta, alla rosetta, alla scarpetta… Infinite forme dovute alla fantasia e alla tradizione locali, tutte capaci di far sì che il pane diventi una presenza, si imponga e chieda rispetto.

Pubblicato su: La Stampa