È dell'indifferenza che bisogna avere paura


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /home/monast59/public_html/templates/yoo_moustache/styles/bose-home/layouts/article.php on line 44

 

Le vite di Gesù di là dei Vangeli. Ve ne è una che predilige?
«Avevo diciotto anni, il romanticismo di Renan mi fece sognare. La migliore, di gran lunga, è Un ebreo marginale di Meier: il Gesù della fede non è un’invenzione, è la meditazione del Gesù nella Storia».

Il Vangelo di Marco e le sue interpretazioni. Negli anni Settanta lei affrontò il Vangelo di Fernando Belo, l’analisi marxista di Marco, raffreddando gli entusiasmi ideologici che suscitava. Che cosa resta di allora?
«Nulla. O forse sì. Nel senso che la pluralità dei metodi esegetici corregge la pretesa di un’unica interpretazione della figura di Gesù».

Assisi e il dialogo interreligioso...
«Non si è all’anno zero, anzi. Benedetto XVI, nella scia di Giovanni Paolo II, ha sfarinato la tentazione integralista di opporre l’Occidente al mondo arabo, all’islamismo: dialogo, non steccati».

Per un tempio che - secondo Marco - sia «casa per tutte le genti». Non esistando, però, a cacciare i mercanti. Cristo è inesorabile, non così la Chiesa.
«La cacciata dei venditori del tempio è fra i brani di Marco prediletti da Ratzinger, a cui si appellava sin da quando era cardinale. Ritengo sia una sicura garanzia di palingenesi».

Intervista di BRUNO QUARANTA
a ENZO BIANCHI