Con il nuovo Evangeliario la liturgia diventa arte

 

È proprio all’interno di questa secolare tradizione che si inscrive anche la progettazione e realizzazione del nuovo Evangeliario Ambrosiano, promossa dal cardinal Dionigi Tettamanzi. Un Evangeliario “nuovo” sotto diversi punti di vista: contiene infatti la nuova traduzione liturgica della Scrittura approvata dalla Conferenza episcopale italiana; inoltre segue la scelta delle letture evangeliche selezionate secondo la recente riforma del Lezionario ambrosiano pubblicato nel 2008; ed è nuovo, infine, per la scelta audace della chiesa di tornare a farsi interlocutore e committente nei confronti della tecnica e dell’arte contemporanee. Frutto di un lavoro di équipe, che con la consulenza di esperti, biblisti e liturgisti, ha chiamato un architetto (Pierluigi Cerri) e sei artisti (Giovanni Chiaramonte, Nicola De Maria, Mimmo Paladino, Nicola Samorì, Ettore Spalletti e Nicola Villa) a dare forma e volume, colore, figura e visibilità segnica alle “parole di vita eterna” dei santi Vangeli, senza trascurare una certa omogeneità del progetto decorativo. I testi evangelici – che si susseguono organizzandosi intorno ai grandi poli dei Misteri dell’Incarnazione, della Pasqua e della Pentecoste – sono suddivisi in tre tomi, segno questo di un’attenzione pastorale concreta all’uso liturgico dell’Evangeliario, che deve coniugare la “nobile bellezza” della forma con le esigenze di praticità e di maneggevolezza richieste da un libro rituale.

Questo ambizioso progetto – illustrato ora dalla mostra La bellezza nella Parola: il nuovo Evangeliario Ambrosiano e capolavori antichi (Milano, 5 novembre – 11 dicembre) – manifesta dunque lo sforzo sinergico della chiesa e del genio contemporaneo, per dare vita a un’autentica ars liturgica, frutto di una sapiente “co-spirazione” fra la ricerca di nuove espressività, la preservazione della coerenza simbolica, l’alleanza culturale tra la fede cristiana, la creatività e l’abilità tecnica dell’operare umano, e la fedeltà alla tradizione della chiesa. Sì, la liturgia ha bisogno di questa diaconia della bellezza: bellezza della materia, bellezza dell’arte umana, bellezza ordinata alla carità, bellezza che sa narrare la bellezza della presenza e dell’azione del Signore vivente.

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Presso la nostra casa editrice, fresco di stampa è disponibile il libro: L'evangeliario, nella storia e nella liturgia - Edizioni Qiqajon 2011
Si tratta indubbiamente di una bellezza che esige un cammino di discernimento, un cammino ascetico mai concluso, un cammino faticoso di ricerca del senso inscritto in ogni bellezza, la quale sempre rimanda a Dio, lui che è l’«autore della bellezza». Solo così la bellezza dei simboli e dell’arte nella liturgia potrà essere rivelativa di Dio, della sua azione, del suo amore fedele per questa creazione e per l’umanità intera. Davvero negli ultimi trent’anni di ministero pastorale a Milano sono state “scritte” pagine esemplari di primato della parola di Dio e di carità operosa verso gli ultimi: ora sono simbolicamente raccolte e offerte a tutti attraverso un’opera d’arte che non esiteremmo a definire l’“Evangeliario della carità”.

Enzo Bianchi

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Pubblicato su: La Stampa