Sacrifici, segnali d'amore

1963,  Olio su tela - cm 197x197
PIERO DORAZIO, Presente e passato
La Stampa
domenica 11 dicembre 2011
di ENZO BIANCHI
Davvero il sacrificio è iscritto nell’amore, perché nelle storie d’amore sempre accade che per il bene dell’altro io devo rinunciare a qualcosa

La Stampa, domenica 11 dicembre 2011
di ENZO BIANCHI

Da anni, su queste colonne mi è parso doveroso e responsabile denunciare l’imbarbarimento e la crisi verso la quale andava la nostra società, dapprima a piccoli, poi a grandi passi. Nel frattempo è sopraggiunta la “crisi” economica – prima sottovalutata, poi tenuta nascosta o negata, infine esplosa in tutta la sua pesantezza – che però si è scoperta essere anche crisi etica, culturale. Il salmo 49, con la sua sapienza accumulata nei secoli, sottolinea come “l’uomo nel benessere non capisce, è come un animale...”. Solo ora ci stiamo incamminando verso la presa di coscienza che non è più possibile proseguire sulla strada percorsa nell’ultimo ventennio, che la mancanza di eguaglianza e di giustizia rende la nostra vita – che resta sempre “vita comune”, non foss’altro perché vissuta su una stessa terra – più difficile, meno sicura, più conflittuale, più barbara. Ci stiamo rendendo conto che il vivere con il mito idolatrico del “tutto e subito”, del “tutto ciò che è tecnicamente possibile va fatto” non ci garantisce un futuro buono, che il pensare solo all’oggi, solo a noi stessi come individui impoverisce la terra e fa aumentare il deserto, ci rende incapaci di lasciare alle nuove generazioni una “eredità” nel vero e nobile senso del termine.

Tuttavia oggi ci sembra di poter dire con convinzione, anche se senza alzare la voce, che si intravedono segni di speranza. Una speranza sostenuta da nuovi governanti che danno segni di voler essere “politici” nel vero senso della parola: uomini e donne al servizio della polis, della società con lo stile di chi, consapevole della sua responsabilità, non ostenta, non vuole apparire e cerca di parlare con parresia, con franchezza e sincerità, perseguendo il bene comune. È in questo contesto che, nella comunicazione viva e fatta con tutta la sua persona da parte del ministro del Lavoro, abbiamo colto la verità della parola “sacrificio”: una commozione che ben ne ha mostrato  la fatica, il costo, la necessità e la verità. Da tempo, per lo meno nel mondo occidentale, “sacrificio” non ha più l’accezione legata alla sua etimologia di impronta religiosa: “sacrum facere”, “rendere sacro” un oggetto o una realtà spostandola dalla dimensione profana a quella appartenente al divino attraverso un rito o un insieme di gesti che arrivavano fino all’offerta – “sacrificale”, appunto – di una vittima per ingraziarsi gli dèi o placarne l’ira. Il “capro espiatorio”, così finemente analizzato anche nella sua dimensione fondativa di una cultura, ha lasciato il posto a “sacrifici” meno cruenti ma più quotidiani, legati comunque alla faticosa ricerca di una vita “migliore”.

Pubblicato su: La Stampa