Miracoli: il tocco di Dio che cambia la vita

4. Le guarigioni operate da Gesù, segno della salvezza

Vorrei infine abbozzare un elemento che meriterebbe ben altro sviluppo. La guarigione  operata da Gesù nel corpo e nello spirito delle persone malate è segno della salvezza, che è liberazione definitiva dal male e dalla morte: la potenza dei suoi atti di guarigione è infatti la potenza stessa dell’evento pasquale, che agisce grazie a un indebolimento di Gesù, a una sua perdita di forza, insomma a una sua morte.

Significativamente, i racconti di guarigione lasciano trasparire la lunghezza e la fatica di tali interventi di Gesù: non si tratta di interventi magici, ma di incontri personali, che costano tempo ed energie fisiche e psichiche per condurre colui che sragiona a entrare in una relazione umanizzata (cf. ancora Mc 5,1-20), che chiedono a Gesù di informarsi e di avere ragguagli sulla malattia del ragazzo epilettico per poter intervenire (cf. Mc 9,14-29), che esigono la ripetizione di gesti terapeutici (come nel caso della guarigione del cieco di Betsaida: cf. Mc 8,22-26), che gli sottraggono energie (come nell’episodio della guarigione dell’emorroissa: cf. Mc 5,25-34). Nella debolezza umana di Gesù agisce la potenza di Dio: Gesù guarisce grazie a una morte e a una resurrezione. Ogni guarigione rinvia dunque all’evento salvifico definitivo che è la resurrezione: dietro ogni guarigione si staglia la sagoma della croce e della sua paradossale potenza vivificante.

L’evangelista Marco mostra questa realtà con particolare finezza quando, per narrare la guarigione del ragazzo epilettico, usa la terminologia con cui il kérygma cristiano proclamava la morte e resurrezione di Cristo:

Il ragazzo divenne come morto (nekrós), sicché molti dicevano: «È morto» (apéthanen). Ma Gesù, presa la sua mano, lo fece rialzare (égheiren) ed egli stette in piedi (anéste). (Mc 9,26-27)

Pubblicato su: Avvenire