Miracoli: il tocco di Dio che cambia la vita

 

Conclusione

Si legge negli Atti di Tommaso, un apocrifo del Nuovo Testamento:

Signore Gesù Cristo,
compagno e aiuto del malato,
speranza e fiducia del povero,
rifugio e riposo di chi è stanco,
asilo e porto di quanti percorrono la regione delle tenebre,
tu sei il medico che guarisce gratuitamente.
Tu sei stato crocifisso per tutti gli uomini
e per te nessuno è stato crocifisso!
Nella terra della malattia sii tu il medico,
nella terra della stanchezza sii tu il fortificatore;
o medico dei nostri corpi,
da’ vita alle nostre anime,
rendici tua dimora
e in noi abiti lo Spirito santo.
(Atti di Tommaso 156)

A questa bella preghiera, che costituisce una degna sintesi della nostra meditazione su Gesù Cristo quale medico del corpo e dello spirito, vorrei far seguire solo un’ultima apertura di orizzonte. Nel grande affresco sul giudizio finale Gesù proclama, tra l’altro: «Ero malato e mi avete visitato»(Mt25,36). Questa affermazione è normalmente intesa nel senso che la visita al malato è un incontro misterioso eppure reale con il Cristo presente nel malato: nel bisognoso cè Cristo, e chi serve il bisognoso serve Cristo, ne sia consapevole o meno. Ora, questa verità decisiva su cui si giocherà il giudizio alla fine dei tempi va intesa con intelligenza: meglio cioè, paradossalmente, non sapere che amando l’altro si ama Cristo, piuttosto che cadere nella perversione di amare le persone malate allo scopo di amare Cristo…

Credo però che, alla luce del cammino percorso, queste parole di Gesù possano essere intese anche in un altro modo: è Cristo  che ci visita nel malato, proprio perché è lui che ha preso su di una volta per sempre tutte le nostre sofferenze e le nostre malattie. È lui, il guaritore ferito, il crocifisso risorto, che può insegnarci ad amare e ad accettare di essere amati anche nell’ora della nostra massima debolezza. Per Cristo, con lui e in lui, «che ha com-patito le nostre debolezze» (cf. Eb 4,15), ogni nostra malattia può essere vissuta come un cammino di comunione; così «anche la notte del dolore si apre alla luce pasquale del [Cristo] crocifisso e risorto» (Messale Romano, Prefazio comune VIII [Gesù buon samaritano], Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 19832, p. 375).

Pubblicato su: Avvenire