Pedofilia e chiesa olandese

 

Ancora più improprio mi appare l’accostamento delle cifre spaventose di abusi all’immagine della chiesa olandese così aperta e all’avanguardia nella ricezione del concilio Vaticano II, quasi a lasciar intendere che il clima di rinnovamento di quella stagione e l’episcopato più conciliare abbiano influito al terribile degrado. Ora, delle decine di migliaia di abusi di cui si è occupata la commissione, commessi tra il 1945 e il 2010, oltre l’ottanta per cento risale agli anni precedenti il concilio. Come si può allora parlare onestamente di “disfatta post-conciliare dell’ultraprogressista Chiesa olandese”? Come si può collegare tali misfatti al “catechismo olandese”, opera a suo tempo criticata dalle autorità ecclesiastiche per alcune posizioni teologiche ma non certo morali?  Così come non è corretto proseguire in questa lettura fuorviante segnalando che “il principale interprete di questa chiesa aperta al mondo e al suo spirito è il vescovo emerito di Rotterdam, Adriaan Van Luyn”, in realtà un vescovo salesiano di grande discernimento ed equilibrio, stimato al punto da essere eletto presidente dei vescovi della COMECE (la conferenza dei vescovi dell’Unione europea). Non a caso, stigmatizzando il comportamento del suo predecessore, la commissione d’inchiesta afferma: “questa situazione (negativa) ebbe termine con l’allontanamento di mons. Bär e l’arrivo del suo successore Van Luyn”.

Davvero non giova a nessuno speculare su simili tragedie: non certo alle vittime, né alla chiesa, ma nemmeno alla società civile che evita in tal modo di porsi interrogativi fondamentali su un’etica condivisa e sulla degenerazione di un clima che disprezza l’altro e offende il più debole.

ENZO BIANCHI

Pubblicato su: La Stampa