Tentazioni. Gesù, Satana e il potere dell'orgoglio

 

Si può inoltre leggere la prima tentazione di Gesù anche a un livello politico: Gesù è tentato di mutare una pietra in pane, non solo per sé ma anche quale possibilità di compiere un’azione prodigiosa agli occhi degli altri. Se egli è il Salvatore, potrà estinguere la fame del mondo in modo immediato e radicale; se è il Figlio di Dio potrà usufruire della potenza di Dio per compiere un’azione in grado di convincere gli uomini che egli è il Liberatore! Si comprende perché questa richiesta del diavolo sarà la stessa fatta dalle folle a Gesù (cf. Gv 6,15), tanto che egli sarà costretto a rispondere: «In verità vi dico, voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati» (Gv 6,26). Il messianismo politico ed economico chiederebbe a Gesù di mostrare le sue prerogative divine dando pane in abbondanza agli affamati. Al riguardo, non si dimentichi come Fëdor Dostoevskij, nella «Leggenda del grande inquisitore», rilegge questa tentazione:

Vedi queste pietre nel deserto nudo e infuocato? Mutale in pane e l’umanità ti seguirà come un gregge docile e riconoscente, anche se eternamente timoroso che tu possa ritirare la tua mano e privarlo dei tuoi pani.

Gesù potrebbe essere riconosciuto Signore in questo modo, potrebbe violentare le coscienze, ma così il suo regno sarebbe dominio, schiavitù dell’uomo; egli tradirebbe la sua condizione umana, servendosi delle prerogative divine per affermare la sua messianicità. E questa sarebbe veramente un’opera diabolica!

Ecco perché Gesù risponde al demonio: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo” (Dt 8,3)», sottintendendo ovviamente la seconda parte del versetto, riportata da Matteo: «… ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio» (cf. Mt 4,4). Attenzione, non replica dicendo: «Non voglio», ma invocando Dio suo Padre e ciò che, uscito dalla sua bocca, sta scritto nella Legge di Mosè. Le Scritture sono per Gesù mediazione del suo rapporto con Dio, perché egli è un uomo e, come tale, vive di fede in Dio, non nell’economia della visione (si veda il già citato 2Cor 5,7). Gesù non confida in sé e neppure fa fiducia alla sua esperienza interiore, ma si rimette con decisione alla logica dell’alleanza, della comunione tra Dio e il suo popolo. In altri termini, Gesù dice che la fame di pane è indiscutibile, ma la fame della Parola di Dio è ancora più essenziale, più essenziale del mangiare: «che cosa servirebbe all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la sua vita vera?» (Mc 8,36).

Di fronte a questa prima tentazione dobbiamo dunque chiederci: che cosa attendiamo da Dio? Vogliamo che egli ci confidi dei poteri divini? Vogliamo l’evidenza di Dio come i pagani? Oppure desideriamo la Parola di Dio, che è per noi la vita vera?

 

Pubblicato su: Avvenire