Tentazioni. Gesù, Satana e il potere dell'orgoglio

Lc 4,5-8: «Ora, avendolo condotto su, in alto, gli mostrò tutti i regni della terra in un solo momento. E il diavolo gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, poiché è stata consegnata a me e io la do a chi voglio; se dunque tu mi adorerai, sarà tutta tua». E Gesù, rispondendo, gli disse: «Sta scritto: “Adorerai il Signore tuo Dio e a lui solo renderai culto” (Dt 6,13)».

La tentazione sulla qualità di Figlio di Dio, vissuta nell’umanità reale dell’uomo Gesù, assume ora un’altra forma: egli è genericamente «condotto su, in alto» (verbo anághein). Dall’oralità si passa alla psiche, dal corpo alla mente. Il diavolo ci promette qualcosa che contraddice la nostra qualità umana, ci offre l’onnipotenza, il miraggio di essere come Dio. Per fare questo egli ci invita a «staccare i piedi da terra», a librarci nelle altezze false: in proposito Luca è più sottile di Matteo, il quale scrive che «il diavolo prese Gesù con sé su un monte assai alto» (Mt 4,8). Qui – ripeto – entra in gioco la psiche con i suoi sogni e le sue immaginazioni che vanno aldilà dei limiti di tempo («in un solo momento») e di quelli della reale possibilità di possesso («tutto sarà tuo»): è la seduzione del «tutto e subito», che si fonda sempre su una falsa promessa.

Se nel primo caso era implicata la bocca, qui si tratta della vista. Il diavolo sollecita lo sguardo di Gesù, così come il serpente aveva indotto la donna a vedere che «l’albero era appetitoso agli occhi» (Gen 3,6): dall’appetito orale si passa a quello degli occhi. Dall’alto del suo super-io Gesù vede tutti i regni della terra, scorge la possibilità di avere tutto e subito, in quanto Figlio di Dio. È la tentazione del possesso, della realizzazione di sé attraverso l’avere, la ricchezza, la proprietà; è la libido possidendi, di cui la Bibbia parla in modo narrativo (cf. Gen 3,6; Fil 2,6; 1Gv 2,16), che appare a Gesù come una dominante attraverso la quale realizzare la sua vocazione messianica. Gesù, che è stato chiamato Figlio di Dio nel battesimo, scorge il miraggio di essere riconosciuto come Messia in un istante: è invitato a negare il tempo, la storia, a saltare la vicenda umana che gli è stata affidata da Dio, dalla nascita alla morte. Possesso immediato anche del tempo, questa è la tentazione che lo abita e che ci abita: non sappiamo attendere, non accogliamo il presente, ci fissiamo sul passato o sul futuro, vorremmo che il tempo non avesse fine. Possedere il tempo è impossibile, eppure quanto spesso siamo preda di questa illusione…

Pubblicato su: Avvenire