Il balzo in avanti di papa Giovanni nell'annuncio del Vangelo eterno

  

Ruggieri esamina, dicevamo, i quattro ambiti dove a suo giudizio il “balzo innanzi” auspicato da papa Giovanni ed evocato da Benedetto XVI ha saputo presentare in modo rispondente alle esigenze del tempo la “dottrina certa e immutabile” della chiesa, prezioso tesoro da custodire e tramandare. La ritrovata centralità della Scrittura nella liturgia, nella celebrazione dei sacramenti, nella catechesi e nella vita di preghiera dei singoli fedeli ha aperto nuove strade alla corsa della Parola nella storia, verso quella “pienezza della verità divina” cui, come dice il concilio, “la chiesa nel corso dei secoli tende incessantemente” (DV 8). Questa rinnovata familiarità con la parola di Dio contenuta nelle Scritture diviene anche criterio di discernimento nelle vicende umane, nel quotidiano “farsi” della storia e nelle modalità della presenza della “chiesa nel mondo contemporaneo”. Grazie alla ricchezza dei documenti conciliari e al fecondo dibattito che li ha originati anche i rapporti della chiesa con “gli altri” sono nuovamente illuminati dalla luce purificatrice del vangelo, siano questi altri il popolo ebraico – non più considerato “deicida”, ma depositario di promesse non revocabili perché provenienti da Dio – o i cristiani di altre confessioni, i quali “giustificati nel battesimo dalla fede, sono incorporati a Cristo, e perciò sono a ragione insigniti del nome di cristiani, e dai figli della Chiesa cattolica sono giustamente riconosciuti quali fratelli nel Signore” (UR 3), o ancora i credenti di altre religioni, le quali “non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini” (NÆ 2).

Sono queste le considerazioni che, sorrette da una pertinente documentazione, fanno dire a Ruggieri che “il Vaticano II ha introdotto un nuovo paradigma dell’esistenza ecclesiale”: nuovi stili – diremmo noi – per annunciare il vangelo eterno.

Enzo Bianchi 

Pubblicato su: Corriere della Sera