Novissimi: l'ora del giudizio

 

C’è però una stranezza, una contraddizione in molti cristiani: da un lato interpretano eventi tragici come giudizio di Dio che castiga, dall’altro non danno consistenza alle parole che proclamano ogni domenica nella messa: “Il Signore Gesù Cristo di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti”. In verità Dio non ci castiga mentre siamo in vita: in questo caso saremmo infatti “costretti” ad agire secondo il suo volere, senza la libertà che appartiene alla nostra dignità umana. Dio non ci castiga quaggiù, ma resta vero che siamo noi a raccogliere, già qui e ora, il frutto del nostro operare. Dio pone davanti a noi la via del bene e quella del male (cf. Dt 30,15; Ger 21,8), e se noi ci incamminiamo sulla via del male, incontriamo il male, la morte. Questo è vero, ma Dio si riserva di intervenire nel giorno del giudizio, e per ora resta nella pazienza che attende la nostra conversione (cf. 2Pt 3,9.15). Alla fine della storia ecco dunque venire “il giorno del Signore”: il Signore stesso verrà e dovrà giudicare, discernere ciò che abbiamo operato, obbedendo alla sua Parola oppure opponendoci a essa fino a rifiutarla.

Nei profeti l’attesa del giudizio va di pari passo con quella, appena evocata, del “giorno del Signore” (jom JHWH), due realtà immanenti l’una all’altra. Per Amos (metà dell’VIII secolo a.C.), che per primo attesta l’espressione “giorno del Signore” in questo senso, il giudizio assume un significato di castigo sull’Israele infedele e idolatra. Per questo motivo egli afferma con forza: “Guai a coloro che attendono il giorno del Signore! Che cosa sarà per voi il giorno del Signore? Tenebre e non luce!” (Am 5,18). Partendo da una visione concernente il popolo di Dio, l’attesa di questo giorno assume poi tratti più universali. Il profeta Isaia, per esempio, pochi decenni più tardi scrive: “Il Signore sarà giudice fra le genti e arbitro fra molti popoli … Ci sarà un giorno del Signore dell’universo contro ogni superbo e altero … Sarà piegato l’orgoglio degli uomini, sarà abbassata l’alterigia umana; sarà esaltato il Signore, lui solo, in quel giorno” (Is 2,4.12.17-18).

Pubblicato su: Avvenire