Novissimi: l'ora del giudizio

 

Comincia dunque ad apparire con chiarezza una valenza del giudizio che sarà ampiamente sviluppata nella predicazione profetica e sapienziale: il giorno del giudizio è atteso come ristabilimento della giustizia compiuto dal Signore a favore di quanti nella storia sono stati vittime, “senza voce”, privati della possibilità di una vita degna di questo nome. È impressionante constatare l’abbondanza di affermazioni e di invocazioni al riguardo presenti nei Salmi: “Il Signore giudicherà il mondo con giustizia, governerà i popoli con rettitudine” (Sal 9,8-9); “Da Dio viene il giudizio, lui solo abbassa e innalza” (Sal 75,8); “Dio si alza per il giudizio, per salvare tutti i miseri della terra” (Sal 76,10); “Sorgi, o Dio, e giudica la terra, a te appartengono tutte le genti!” (Sal 82,8)… Sì, il giudizio è assolutamente necessario affinché la storia abbia un senso e le nostre azioni trovino la loro oggettiva verità davanti al Dio che vuole il ristabilimento della giustizia. Che senso avrebbe la vita di ciascuno di noi, la storia, se tutti – lo schiavo che è morto oppresso e senza dignità, così come il ricco gaudente che ha perseguitato il povero – avessero la stessa fine, lo stesso salario? Che senso avrebbe la presenza di Dio, se ciascuno di noi, qualunque scelta mortifera faccia nella vita, trovasse alla fine lo stesso esito degli altri che hanno speso la vita per il bene? Se c’è Dio, c’è un giudice che vuole il ristabilimento finale della giustizia, della vittoria del bene sul male, della vita sulla morte. Lo aveva compreso anche un filosofo ateo come Adorno, quando affermava che una vera giustizia richiederebbe un mondo “in cui non solo la sofferenza presente fosse annullata, ma fosse anche revocato ciò che è irrevocabilmente passato”, fino a intravedere come compimento definitivo della giustizia e della liberazione per tutti un evento inaudito, che potrebbe essere solo la resurrezione dei morti.

Pubblicato su: Avvenire