Il potere si metta in gioco


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Avvenire, 17 dicembre 2002

“Voce che grida nel deserto”? Sì, ancora una volta Giovanni Paolo II, nel messaggio per la giornata mondiale della pace, osa con insistenza chiedere a “tutti gli uomini di buona volontà” un impegno permanente per la pace nel mondo. E lo fa in questi tempi in cui le voci che chiedono la pace si sono fatte rare e deboli; lo fa nella convinzione cristiana che la fede in Gesù, Dio diventato uomo, è buona notizia di pace per tutta l’umanità; lo fa in continuità con il magistero sulla pace di papa Giovanni, quarant’anni dopo la storica e profetica enciclica Pacem in terris.

Questo messaggio vuole innanzitutto ricordare quell’audace ammonizione di Giovanni XXIII: egli, “spirito illuminato”, da uomo di speranza che “non temeva il futuro”, si mostrò profeta per la Chiesa e per il mondo, indirizzandosi,per la prima voltada parte di un pontefice, non solo ai cattolici ma “a tutti gli uomini di buona volontà”, per chiedere loro di predisporre quanto è possibile umanamente in vista della pace. Giovanni XXIII “sapeva guardare al presente e al futuro con gli occhi della fede e della ragione” umana, sapeva leggere la storia in profondità, cioè come storia che Dio porta verso la salvezza – secondo l’espressione di Giovanni Paolo II: per questo seppe parlare di pace a tutti e seppe addirittura scongiurare, nella terribile crisi di Cuba, la guerra tra le due superpotenze di allora.

Giovanni Paolo II ridesta questa memoria per tutta la Chiesa, quasi a evidenziare come il magistero della pace la caratterizzi negli ultimi quarant’anni e ottenga una ricezione sempre più vasta presso i popoli del mondo il cui anelito di giustizia e di pace non cessa di crescere. In questo messaggio c’è uno sguardo verso il futuro pieno di speranza e Giovanni Paolo II, come già nel suo messaggio del 1° gennaio 2002, lascia trasparire la sua ricerca, la sua sollecitudine, la sua lettura delle vicende umane. Cuore del messaggio è certamente il riproporre “una nuova organizzazione dell’intera famiglia umana” che sia impegnata ad assicurare la pace, il dialogo tra i popoli e le culture, la promozione della giustizia e dei diritti di ogni uomo. Di questa organizzazione mondiale, che non deve essere un super-stato globale, Giovanni Paolo II sottolinea l’urgenza anche in risposta alla domanda e all’anelito dei popoli. Ma per questo occorre che nasca un ethos mondiale, capace di esprimere giudizi morali ai quali sia soggetta anche la politica.

Non c’è forse bisogno proprio di un tale ethosche giudichi ciò che politicamente e militarmente avviene in Medio Oriente e soprattutto nella Terra Santa? Se non avviene un giudizioeticosu quella violenza e su quella logica di vendetta che ogni giorno vediamo epifanicamente regnare, allora vani saranno tutti i tentativi di rappacificazione e tutte le strategie di coesistenza tra i due popoli. Solo se si è capaci di un “giudizio etico” sul modo di gestire il potere si potrà progredire verso la pace, senza dimenticare che accanto ai quattro “pilastri” enunciati dalla Pacem in terris– verità, giustizia, amore e libertà – occorre annoverare anche il perdono, evocato con forza nel messaggio dello scorso anno: questo accrescimento profetico del magistero sulla pace, dovuto a Giovanni Paolo II, va assolutamente ricordato ed è certamente decisivo.

Siamo in un’ora che appare come vigilia di una nuova guerra e il papa, che ne è consapevole, continua a parlare di pace. Sarà ascoltato? In particolare, lo ascolteranno i cristiani, invitati a “gesti di pace”, nell’orizzonte della communitasdegli uomini e della comune appartenenza allapolis? Purtroppo siamo in un’ora alla quale si applicano bene le parole scritte da Erasmo da Rotterdam nel 1502: “Al giorno d’oggi la guerra è un fenomeno così largamente recepito che chi la mette in discussione come necessità passa per stravagante e suscita meraviglia: la guerra è circondata da così tanta considerazione che chi la condanna passa per irreligioso, sfiora l’eresia!”. Giovanni Paolo II, consapevole che la fedeltà della Chiesa al suo Signore si gioca soprattutto sul magistero della pace, con coraggio parla di pace, annuncia la pace, chiede la pace, opera per la pace, a tempo e contro tempo.

Enzo Bianchi