Le ferite aperte del Vaticano


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /home/monast59/public_html/templates/yoo_moustache/styles/bose-home/layouts/article.php on line 44

 

Un papa che si dimette deve interrogarci, anche se ha dichiarato – e noi gli crediamo radicalmente perché Benedetto XVI si è mostrato affidabile – di farlo nella libertà, per il bene della chiesa e per essere giunto in coscienza alla valutazione di insufficienza delle proprie forze. Man mano che passano i giorni, le domande crescono, anche perché il pontificato è stato sovente scosso da eventi che hanno turbato tutta la chiesa e quindi tanto più chi in essa ha ricevuto dal Signore responsabilità e compiti così particolari. Nel suo primo discorso dopo l’elezione, Benedetto XVI disse che non aveva programmi ma che voleva servire la comunione e fare di tutto perché la rete della chiesa ormai strappata non fosse lacerata ancor di più ma conoscesse una dinamica di ricomposizione. E invece... la mano tesa ai seguaci di Lefebvre non è stata accolta, la sua esortazione a evitare ricerca di poteri, interessi personali, disonestà e malaffare economico è stata troppe volte evasa, la sua volontà di eliminare la sporcizia ha trovato macigni enormi. Conosco abbastanza la persona del papa per affermare che non si è scoraggiato, che non fugge né diserta, ma comprendo la sua fatica, la sua stanchezza e il suo desiderio di mostrare a tutti che non ha mai ritenuto la chiesa come qualcosa di suo, di cui potersi servire, bensì solo e sempre una proprietà del Signore. L’ho detto e lo ripeto, c’è in Benedetto XVI una capacità di decentrarsi rispetto a Cristo che molti non sanno neanche cosa sia e quanto costi in termini di abbassamento e anche di svuotamento.