Le ferite aperte del Vaticano


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Le parole pronunciate ieri dal papa sono parse dirette alle ferite rese alla comunione ecclesiale dalle tensioni e divisioni vissute all’interno stesso della chiesa cattolica e anche tra coloro che sono pastori e hanno in essa un particolare ed essenziale ministero di comunione. Sono parse riecheggiare le parole forti già usate da Benedetto XVI in altre circostanze riguardo a quello “sbranarsi a vicenda” che pare aver preso piede anche tra cristiani. Basilio di Cesarea, il grande padre della chiesa tanto amato anche dal papa, in un testo dal titolo significativo –  “il giudizio di Dio” – stigmatizza severamente le divisioni, le rivalità, le lotte, la ricerca di potere, il carrierismo  presenti nella chiesa del suo tempo: “Vedo nella chiesa di Dio grandissimo disaccordo ... e i capi, che con giudizi contrapposti lacerano le chiese, turbano il gregge”. Devono essere parole ben presenti alla mente e al cuore di Benedetto XVI in questo momento particolarissimo del suo pontificato: ci pare di scorgere nel suo accorato appello all’unità anche la sofferenza di chi ha visto il proprio ministero di comunione compreso da qualcuno come causa di divisione. Dobbiamo riconoscerlo con la stessa parresia usata dal papa: la chiesa è oggi lacerata da divisioni e contrapposizioni, sovente si registra anche una confusione che non permette alla comunità ecclesiale di pervenire pur con fatica a quell’unanimità possibile, mai piena ma sempre da ricercarsi, in modo da essere reale comunione animata dall’amore ed essere testimonianza e profezia per il mondo.