Le ferite aperte del Vaticano

 

Questo dato non è solo fonte di sofferenza, ma anche opportunità di ritorno al Signore, di discernimento della volontà di Dio: ogni volta che nella storia appare con maggior chiarezza il segno della croce di Cristo, le forze avverse alla logica scandalosa della croce si scatenano. È stato così nei confronti di Gesù, è stato, è e sarà così di fronte alla chiesa ogniqualvolta questa cerca di essere più fedele al suo Signore. E in questi anni recenti abbiamo purtroppo assistito anche allo svelamento di una cattiveria che sembra regnare di diritto anche nello spazio ecclesiale ed essere utilizzata come strumento per prevalere sugli altri, per delegittimarli. Io stesso più volte l’ho denunciato come il male più evidente nell’attuale tessuto ecclesiale.

Credo che questa liturgia penitenziale conclusiva del ministero petrino di Benedetto XVI possa allora essere accostata a un altro grande segno evangelico lasciato dal suo predecessore: la liturgia del perdono celebrata in San Pietro per la quaresima dell’anno giubilare. Allora come oggi, il successore dell’umile pescatore di Galilea riconduce la chiesa intera ai piedi della croce per implorare il perdono di Dio e per intraprendere ancora una volta il cammino di conversione verso l’unico Signore: discernere e confessare il peccato, infatti, è condizione essenziale per ritrovare, per pura grazia, la vera identità propria.

ENZO BIANCHI  

Pubblicato su: La Repubblica