Esercizi di sincerità

Olio su tela, 1948
FRANCO GENTILINI, Piazza San Pietro
La Stampa
3 marzo 2013
di ENZO BIANCHI
I cardinali convenuti a Roma devono ora semplicemente ascoltarsi l’un l’altro con il rispetto che il fratello deve al fratello, devono ascoltare il Signore e i segni dei tempi che germinano nell’oggi del mondo e, soprattutto, non devono mai mentire

La Stampa, 3 marzo 2013

 Prima assemblea dei cardinali senza papa: la cattedra del successore di Pietro è vacante. Abbiamo visto e ascoltato Benedetto XVI mentre deponeva il peso del ministero di presidenza e di comunione della chiesa cattolica dopo otto anni, indubbiamente tribolati e segnati da fatti, eventi, situazioni che hanno affaticato chi aveva il compito di guidare la barca della chiesa.

Ormai Benedetto XVI non è più papa, né sommo pontefice, né servo dei servi di Dio, né vescovo di Roma: è soltanto il vescovo emerito di Roma, come recita il linguaggio ecclesiastico, perché il papa è uno e uno solo e lo è dall’accettazione dell’elezione fino alla morte o alla sua rinuncia. La situazione inedita che si è presentata alla chiesa con la rinuncia aprirà a confusioni di linguaggio: si daranno al vescovo Joseph Ratzinger – che è vescovo della chiesa di Dio fino alla morte – attributi e titoli non adeguati o addirittura svianti. Colui che fu papa ora è, come ha detto lui stesso, un “pellegrino” nel cammino verso il regno, un pellegrino tra altri fratelli e non più al di sopra di loro, un uomo, cristiano e vescovo cui va l’affetto fedele e la gratitudine per la sua testimonianza di decentralizzazione di se stesso rispetto a Cristo, unico Signore. Ma non si proiettano più su di lui le attese che devono andare a colui che sarà il nuovo vescovo di Roma.

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