Cercando un modo nuovo di vivere la chiesa

Icona in stile bizantino
Pietro e Paolo
La Stampa
10 marzo 2013
di ENZO BIANCHI
Il conclave non è un evento isolato, che riguarda solo il collegio degli elettori, ma è un’azione di tutta la chiesa, la quale certamente prega, ma dovrebbe assumere

La Stampa, 10 marzo 2013

 Ormai la data del conclave è stata decisa dai cardinali: martedì 12 marzo una celebrazione eucaristica radunerà tutti i cardinali per chiedere a Dio ispirazione e discernimento nell’indicazione di colui che tra di loro sarà il vescovo di Roma e, come tale, il papa che presiede la chiesa cattolica con un servizio di comunione. Ci sono norme fissate e riedite nei secoli, rinnovate dagli ultimi papi, ricche di sapienza, che dovrebbero aiutare i cardinali nella scelta da operare: tra di esse appare decisiva la richiesta di un esame ampio, approfondito e libero della vita della chiesa e delle sue prospettive in quest’ora di grande mutamento culturale e antropologico in tutto il mondo. Nella stessa messa «pro eligendo Pontifice» l’orazione fatta dal cardinale decano è una traccia che potrebbe essere di aiuto ai cardinali.

Sarebbe importante però anche la consapevolezza nella chiesa che il conclave non è un evento isolato, che riguarda solo il collegio degli elettori, ma è un’azione di tutta la chiesa, la quale certamente prega, ma dovrebbe assumere proprio in questa occasione una coscienza più profonda del ministero di comunione del vescovo di Roma, della forma del suo esempio, dei mutamenti che di fatto l’imprevista e inedita rinuncia fatta da Benedetto XVI vi ha apportato. Per i cattolici il ministero petrino è stato voluto da Gesù Cristo stesso che ha posto tra i dodici discepoli Simone, il pescatore di Galilea, come roccia, pietra, dandogli il nome di Pietro, appunto, perché la chiesa, che resta chiesa di Cristo, avesse un riferimento visibile, un servo della comunione.

I giorni precedenti il conclave sono certamente serviti a una conoscenza reciproca, a un confronto sulla situazione della chiesa e sul suo futuro, ma nulla vieta che anche in conclave, nel gruppo ristretto dei soli elettori, si operi un approfondimento critico e dialettico con cui delineare anche il programma del nuovo papa secondo il senato cardinalizio, l’unico organo nel quale è possibile oggi la sinodalità, questo «metodo cristiano» di comunicazione, di confronto, di esame comune, di ascolto reciproco nel prendere decisioni. E qui occorre ricordare un grave rischio: i cardinali riuniti in conclave non si conoscono tutti tra loro o si conoscono poco, però devono leggere le reali difficoltà e opportunità delle chiese, non quelle presunte, magari enfatizzate o fatte rimbalzare dai media.

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