Quel Papa che lava i piedi

 

Possiamo chiederci: Gesù con la lavanda dei piedi ha istituito un nuovo rito come ha fatto per l’eucaristia? Egli voleva certamente che questa lavanda-servizio fosse una pratica e una memoria, l’azione-segno che ricordasse alla comunità cristiana ciò che doveva assolutamente fare e vivere per restare fedele al suo Signore. Ma quell’azione della lavanda dei piedi, quel segno-sacramento è stato di fatto rimosso nel corso della storia: viene compiuto solo al giovedì santo e non in tutte le chiese né in tutte le comunità cristiane. In verità nei monasteri è stato a lungo praticato come rito: l’abate o il priore lavava i piedi ai suoi fratelli. Poi, nel VII secolo si istituì la lavanda il giovedì santo, e a Roma si iniziò a praticarla, finché il rito si estese alla chiesa universale nell’epoca carolingia, con il significato che il capo della comunità è in realtà il servo dei suoi fratelli. San Bernardo, nel XII secolo, annovera la lavanda dei piedi tra i sacramenti allo stesso titolo del battesimo e dell’eucaristia, e nei monasteri questo gesto fu sempre tenuto in grandissima considerazione. Con la riforma liturgica della settimana santa dovuta a Pio XII nel 1956, la lavanda è stata collocata nella messa in coena Domini e da allora è praticata non solo nei monasteri ma anche nelle diocesi e in molte parrocchie.

Forse oggi si tratta di un gesto poco compreso perfino nelle comunità cristiane, anche perché si è ritualizzato a tal punto da non essere più un gesto cristiano eversivo ma a volte un’azione con tratti da corte imperiale. Benedetto XVI nel giovedì santo del 2008 ricordò che i padri della chiesa hanno parlato di “sacramento della lavanda dei piedi”, nel senso che è racconto dell’abbassamento pasquale di Gesù Cristo e interpretandola come “purificazione”, “dono della purezza” operata da Cristo, forse  ispirandosi a sant’Ambrogio che parlava della lavanda come rito battesimale. Interpretazione legittima, tra le molte presenti nella tradizione cristiana orientale e occidentale, ma non la principale.

Pubblicato su: La Repubblica