Quel Papa che lava i piedi

 

Papa Francesco, così ci è stato annunciato, celebrerà la lavanda dei piedi in un carcere minorile e laverà i piedi ai carcerati, a persone che in modo manifesto – in quanto condannati dalle leggi dello stato – sono colpevoli di delitti, peccatori manifesti, potremmo dire, ragazzi “ultimi”, ragazzi che non godono di buona fama... Questo il messaggio: il vescovo di Roma lava i piedi agli ultimi, pone un segno che il suo servizio è reso a quanti sono giudicati più lontani, ai confini della convivenza umana. È l’immagine della chiesa che si piega sui bisognosi: “Ero in carcere e siete venuti a visitarmi...” (Mt 25,36). Quella di papa Francesco è un’interpretazione audace, potremmo dire innovativa, generata da una chiesa, quella sudamericana, attenta ai poveri e agli oppressi, in una società che conosce la persecuzione, la prigionia, la violenza, sovente perpetrata anche contro innocenti. E la scelta di un carcere minorile è anche un segno forte di speranza posto proprio là dove la dimensione educativa che la costituzione assegna al carcere dovrebbe essere garantita con ancor maggiore efficacia, là dove ancor più intollerabili si fanno le condizioni disumane di sovraffollamento e di mancato rispetto della dignità personale.

Molti si scandalizzeranno di questo gesto compiuto fuori dalle basiliche del papa – San Giovanni in Laterano, San Pietro – vi sarà chi lo qualificherà di populismo o demagogia... Ma papa Francesco nella prima udienza generale tenuta ieri ne ha dato una spiegazione anticipata: il buon samaritano della parabola di Gesù, narrazione del Dio misericordioso, va in soccorso della vittima dei briganti “senza chiedere nulla in cambio, senza chiedere se era ebreo, se era pagano, se era samaritano, se era ricco, se era povero”. No, il samaritano si è avvicinato, si è sentito mosso a compassione nelle viscere e lo ha soccorso e curato. Ora, la chiesa è chiamata a vivere come il samaritano in mezzo agli uomini, a piegarsi sull’umanità, “a uscire da se stessa – come ha detto il cardinale Bergoglio nel suo intervento al conclave – verso le periferie esistenziali, quelle del peccato del dolore, dell’ingiustizia...”. Papa Francesco non sarà capito nelle sue intenzioni? Ma egli non ha altro intento che quello di vivere e testimoniare il Vangelo, a costo di apparire audace, innovatore: in realtà non fa che abbeverarsi alla fonte che giudica anche i riti delle comunità monastiche come delle chiese cristiane tutte, il Vangelo stesso.

 

Per un approfondimento sul gesto della lavanda:

François Nault
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Edizioni Qiqajon 2013, pp. 134, € 13,00.

Pubblicato su: La Repubblica