Francesco e Bartholomeos. La primavera ecumenica

 

La semplicità evangelica del nuovo papa, che il patriarca ha già avuto modo di apprezzare, potrà giovare molto al miglioramento dei rapporti fraterni tra le chiese, a cominciare da una riflessione sul ministero del vescovo di Roma e sulla modalità del suo esercizio nel solco della tradizione dei primi secoli della chiesa: riscoprire il significato autentico e le implicazioni attuali del “presiedere nella carità” – secondo le parole di sant’Ignazio di Antiochia riprese da papa Francesco – potrebbe trasformare il ministero petrino da causa di divisione a elemento di comunione che favorisce l’unità.   

Analizzando il momento storico attuale, va anche ricordato che il patriarcato di Costantinopoli si trova a vivere in un contesto politico e sociale in cui non sono risparmiate prove e umiliazioni, e recentissimamente anche minacce e pericoli per la stessa incolumità fisica del patriarca. Eppure lo sforzo quotidiano di Bartholomeos I è quello di fare della croce un’occasione di comunione e della debolezza materiale la vera e unica forza capace di trasmettere al mondo la verità del messaggio cristiano: un’opera mite e tenace che il patriarca persegue fin dall’inizio del suo ministero primaziale, quando aveva voluto ribadire che il Patriarcato ecumenico fosse «un’istituzione puramente spirituale, un simbolo di riconciliazione e una forza disarmata».   

E nella consapevolezza della propria fragilità da un lato e, dall’altro, nella assunzione risoluta di responsabilità di ampio respiro, vi è infine un ulteriore elemento che avvicina le sensibilità e le intenzioni di papa Francesco e del patriarca Bartholomeos: la sollecitudine per il creato, la custodia del mondo in cui viviamo, la solidarietà con le altre co-creature con le quali condividiamo lo spazio vitale, questa nostra terra così ferita e minacciata.     

Ricerca dell’unità visibile dei cristiani, testimonianza resa alla “grazia a caro prezzo” che è tesoro di chi “segue povero il Cristo povero”, responsabilità verso l’umanità e il creato intero sono gli assi portanti del ministero pastorale del patriarca Bartholomeos, e sono ambiti che anche il papa venuto “dalla fine del mondo” per assumere il nome evocativo di Francesco ritiene essenziali per l’annuncio evangelico della misericordia, per l’apertura di orizzonti di speranza e di luce per gli uomini e le donne del nostro tempo e per le generazioni future.

Enzo Bianchi

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Pubblicato su: La Stampa