L’ecumenismo scelta obbligata


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L’Unità, 23 gennaio 2003

Per i cristiani l’ecumenismo non è un’opzione, una possibilità da perseguire o potenziare a seconda delle stagioni: dovrebbe essere solo la modalità, la “forma” dell’essere cristiani. È Gesù stesso, infatti, che ha operato e quindi anche pregato affinché ci fosse comunione piena tra quelli che credono in lui e lo confessano come narrazione definitiva agli uomini del Dio che nessuno ha mai visto né può vedere. Essere uniti, essere in comunione, per i cristiani non è neppure una questione strategica o una ricerca della forza necessaria contro gli “altri”, i non cristiani divenuti magari maggioranza o forza aggressiva. No, i cristiani sono uniti perché seguire il Signore Gesù significa vivere il comandamento dell’amore reciproco, il servizio all’altro, soprattutto al più povero e debole, significa rinnovamento costante del perdono e quindi del cammino di riconciliazione.

È assai triste dover ammettere che per secoli i cristiani si sono divisi, contrapposti e anche combattuti e che l’ecumenismo è diventato un cammino possibile tra le chiese soltanto da una settantina d’anni… Eppure è accaduto! Ma ora sempre più numerosi sono i cristiani convinti di dover fare tutti gli sforzi per ricomporre l’unità della fede accettando la diversità dei modi di credere nell’unico Signore. Un’unità, quella voluta dall’ecumenismo, che innanzitutto non è controqualcuno, un’unità che non deve significare uniformità, bensì un’unità plurale in cui le chiese, da vere sorelle, si riconoscono e si pongono al servizio l’una dell’altra.

Certo, oggi parrebbe che l’ecumenismo, dopo gli anni ardenti del concilio Vaticano II, sia particolarmente contraddetto, ma in profondità, nel popolo di Dio, tra i semplici cristiani è sempre più sentito come “forma” cristiana e vissuto nella finalità di chi incontra l’altrocristiano non più come eretico o scismatico, ma come fratello che cammina accanto, verso quell’unità voluta dal Signore e non dalle eventuali convenienze strategiche orchestrate dalle chiese. Matta el Meskin, il grande monaco copto contemporaneo, ricorda che più i cristiani sono fedeli al Vangelo, più facilmente si incontrano e trovano unità e comunione: la trovano, appunto, nel loro Signore, guidati dallo Spirito nella pratica quotidiana del Vangelo.

Enzo Bianchi