La rottura finale tra la Chiesa e i lefebvriani

 

Non dimentichiamo che su questo atteggiamento di Benedetto XVI ci furono critiche anche aspre da parte di cardinali e vescovi, che si visse il sentimento di timore di una sconfessione del Concilio e della riforma liturgica e si arrivò a esercitare un'opposizione alla formula "riforma della riforma", che sembrava indicare la necessità di riformare ciò che il Concilio aveva riformato solennemente, con l'autorità di tutti i vescovi del mondo cum Petro et sub Petro: una riforma, quella conciliare, ormai accolta e praticata in tutta la chiesa, contestata da meno del 5 per mille dei fedeli cattolici.

Dialoghi intensi si sono perseguiti tra la Fraternità San Pio X e la commissione Ecclesia Dei appositamente costituita, così che a qualcuno, soprattutto nel 2012, la riconciliazione è sembrata possibile. Nel novembre 2012 monsignor Augustine di Noia, segretario di Ecclesia Dei, ha ancora scritto una lettera a monsignor Fellay, successore di Marcel Lefebvre alla guida della Fraternità San Pio X e a tutti i suoi sacerdoti. Una lettera di otto pagine che pochi hanno commentato, un testo che definirei straordinario perché frutto di intelligenza e di carità evangelica: è un appello rivolto con grande magnanimità e pazienza affinché la Fraternità compia il passo "carico di fede" di riconciliazione con il Papa, servo della comunione cattolica.

Raramente nella storia della chiesa si è visto emergere un testo così equilibrato, così cristiano nell'arbitrato tra le parti in polemica o rottura dottrinale. Di Noia, a nome del Papa, in esso assicura il riconoscimento del carisma della Fraternità san Pio X, ma chiede di abbandonare il "magistero parallelo" e di non ergersi a giudici dell'ortodossia, arrogandosi il servizio che appartiene al Papa e al corpo episcopale unito a lui.

Entro il 22 febbraio scorso la Fraternità san Pio X doveva dare una risposta a Roma ed esprimersi sull'accettazione o meno della bozza di accordo presentata loro l'8 gennaio. Ma tutto è parso inutile. La rinuncia di Benedetto XVI al ministero petrino l'11 febbraio di fatto faceva cadere la scadenza per la risposta, mentre dichiarazioni, omelie e discorsi da parte del superiore generale, monsignor Fellay, e di altri vescovi della Fraternità San Pio X smentivano la possibilità di un accordo e della conseguente ricomposizione dello scisma.

In una lettera ufficiale del 15 aprile 2013 monsignor Fellay dichiarava a tutti i fedeli della Fraternità: "Sull'accettazione totale del Concilio Vaticano II e sulla messa di Paolo VI, dunque sul piano dottrinale, noi siamo sempre al punto di partenza, tale e quale era posto negli anni Settanta da monsignor Lefebvre".

Pubblicato su: La Repubblica