La valigia di Francesco

 

Ma è una chiesa che rinnega i martiri … Pensa solo ai trionfi, ai successi, e non conosce la regola di Gesù: la regola del trionfo tramite il fallimento, il fallimento umano, il fallimento della croce» (Omelia del 29 maggio 2013). E ancora: «Se si segue Gesù come una proposta culturale, si usa questa strada per andare più in alto, per avere più potere. E la storia della chiesa è piena di questo, cominciando da alcuni imperatori e poi tanti governanti e tante persone, no? E anche alcuni – non voglio dire tanti ma alcuni – preti, alcuni vescovi, no? Alcuni dicono che sono tanti… ma alcuni che pensano che seguire Gesù è fare carriera» (Omelia del 28 maggio 2013). È significativo che alla domanda diretta di una bambina: «Ma tu volevi fare il papa?», abbia risposto: «Tu sai che cosa significa che una persona non vuole tanto bene a se stessa? Una persona che vuole fare il papa, non vuole bene a se stessa, e Dio non lo benedice. No, io non ho voluto fare il papa… » (collatio del 7 giugno).

Sì, Francesco non era un vescovo impegnato a fare carriera ecclesiastica! Occorre ricordare il motivo che ha portato papa Francesco ad assumere questo nome: egli ha confessato che l'ispirazione gli venne dall'amico cardinale Claudio Hummes che gli sedeva accanto e gli disse: «Ricordati dei poveri!». Per questo Francesco ha subito confessato il suo desiderio che in realtà appare un vero manifesto: «Voglio una chiesa povera e per i poveri» (Udienza ai rappresentanti dei media, 16.03.2013). Non solo una chiesa che si pone al servizio dei poveri, che opera in loro favore, ma una chiesa che si fa povera percorrendo l'itinerario dell'incarnazione, la "via" del Signore che «da ricco che era si è fatto povero per noi» (cf. 2Cor 8,9) per condividere in tutto la condizione umana. Ecco allora posto in modo autorevole il primo punto decisivo per una riforma della chiesa.

Papa Francesco proviene da questa periferia del mondo che ha elaborato la "necessità dell'opzione preferenziale per i poveri, primi destinatari di diritto del vangelo", e proprio per questo è abilitato a far tornare la chiesa alla condizione voluta da Gesù. Non pauperismo ideologico, non romanticismo di una povertà formale, ma la chiesa o è povera – pur avendo mezzi per la sua vita nel mondo – oppure è mondana, anch'essa a servizio degli idoli del denaro e del potere, in grave contraddizione rispetto alla forma dell'incarnazione del suo Signore! Ma papa Francesco ha anche manifestato la volontà di una riforma del papato e della curia che è al suo servizio. Da almeno cinque secoli si ritorna sempre a parlare della riforma della curia romana, ma questa può essere riformata sostanzialmente solo se si dà nuova forma e nuova comprensione al ministero petrino del vescovo di Roma.

I cattolici non rinunceranno mai al ministero di conferma nella fede e di comunione proprio del vescovo di Roma, ma sanno anche che la forma che questo ha assunto nei secoli è variata e può ancora mutare. È grazie al papato che la chiesa cattolica è restata unita nei secoli, ma resta vero che la struttura del papato non sempre è stata conforme al vangelo e che deve essere riformata ogni volta che se ne comprende questa urgenza evangelica. Oggi, a partire soprattutto dalle indicazioni del concilio Vaticano II, si sente la necessità che il papa non appaia come il "vescovo universale", ma il vescovo della chiesa di Roma "che presiede alla carità". Per questa ecclesiologia di comunione occorre dunque dare più forza e mettere in atto la "sinodalità", questa categoria del "camminare insieme" tra papa, vescovi e popolo di Dio.

Nell'omelia del 29 giugno in San Pietro, papa Francesco ha specificato che il ministero del successore di Pietro, quale conferma nell'unità, deve armonizzare il primato con il sinodo dei vescovi e deve percorrere la strada della sinodalità. Queste sono parole segnate da una radicale novità sulla bocca di un papa: finora appartenevano solamente ai teologi. Francesco si sta manifestando come un papa dell'esodo, che può mostrare a tutti i cristiani il dinamismo di una comunione nella quale «l'amore è la prima verità» (Omelia dal 4 maggio 2013). Papa Francesco in-segna, fa segno indicando sempre Gesù Cristo, colui al quale deve andare il nostro sguardo. Per questo ai rappresentanti dei movimenti ecclesiali che gridavano: "Francesco, Francesco!", ha risposto: «Io avrei voluto che voi gridaste: "Gesù, Gesù è il Signore, ed è proprio in mezzo a noi!". Da qui in avanti, niente "Francesco", ma "Gesù"!».

ENZO BIANCHI

Pubblicato su: La Repubblica