La vita vince


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La Stampa, 20 aprile 2003

Nel cuore di ogni uomo, cristiano o non cristiano, c’è un senso dell’eternità che provoca angoscia per la morte, che sente la morte come contraddizione a ciò che è l’uomo vivente: un essere in relazione con gli altri, un essere che vuole amare ed essere amato. La morte è una dominante su tutti gli uomini, una vera presenza efficace che genera non solo paura e angoscia ma anche il male: è infatti a causa della morte che gli uomini diventano malvagi. Perché gli uomini sono egoisti e vogliono vivere a ogni costo, anche senza gli altri o contro gli altri? Perché alcuni accumulano beni e ricchezze fino a non accorgersi di chi è nella fame e nel bisogno? Perché alcuni sono presi dalla vertigine del dominio fino a calpestare gli altri con tirannie e oppressioni? E perché gli uomini si rifugiano in estasi artificiali, in eccessi di vizio e di vertigine? C’è una sola risposta: la paura della morte. Lo si sappia o no, la morte è un’istigazione al male: a causa di essa il desiderio di vivere diventa brama di sopravvivere a ogni costo e genera odio, misconoscimento dell’altro, concorrenza, rivalità, sopraffazione. L’angoscia della morte può sfigurare tutto, anche l’amore. Sempre attiva, la morte è presente non solo nell’ora dello spegnimento della vita, ma anche prima: è una potenza che compie incursioni nell’intera sfera dell’esistenza e attenta alla pienezza delle relazioni e della vita.

È contro questa morte che Gesù ha lottato fino a riportare la vittoria. La sua è stata appunto una lotta contro l’odio, la divisione, la violenza, l’aggressione, l’oblio dell’altro. Per questo Gesù non ha vinto solo la sua morte, ma la Morte, come canta la liturgia cristiana: “Con la morte ha vinto la Morte!”. Non più la morte è l’ultima realtà per l’uomo, ma la vita in Dio, la vita piena. Allora si può spendere la propria vita per l’altro, allora si può dare la vita: c’è una ragione per vivere.

Di fronte a noi c’è l’enigma di una creazione che da sempre è sotto il segno della sofferenza innocente, della guerra assurda, della violenza gratuita. Ma è proprio la speranza della risurrezione di cristo che ci fa dire no all’ingiustificabile, con tale forza e convinzione da mutare qualcosa: i poveri riescono a condividere la tavola opulenta, gli oppressi ritrovano dignità e libertà, i soffrenti e gli umilaiti sono curati e consolati…

Ancora una volta sgorga dalla tomba vuota, oggi come quel mattino della risurrezione, l’annuncio: “Non temete, non abbiate paura, non siate nell’angoscia: Gesù Cristo è risorto! ”. Il cuore della fede cristiana è qui, in questo credere l’incredibile, nell’amare chi non è amabile, nello sperare contro ogni speranza. Fede, speranza e carità sono possibili se si crede alla risurrezione: allora davvero l’ultima parola per l’umanità non sarà la morte né l’inferno ma la vittoria sulla morte e sull’inferno. Pasqua apre per tutti l’orizzonte della vita piena: Pasqua è speranza per tutti!

Enzo Bianchi