Il perdono: per essere davvero uomini

 

Chi è arrivato a perdonare in verità sa invece che si tratta di un cammino lungo, faticoso, costoso. Un percorso segnato da due tappe fondamentali e decisive: la primaria rinuncia a reagire al male con il male e la successiva volontà di rispondere con l’amore. Il primo passo è segnato da una dimensione di “passività”, dal “non fare” ciò che avremmo voluto che gli altri non facessero a noi: solo così si può spezzare la catena perversa e infinita della violenza che chiama altra violenza, il terribile contagio della vendetta. Ma in un secondo momento occorre la libertà e la volontarietà del cercare di guardare con amore chi ci ha offeso. Se abbiamo rinunciato a vendicarci, prima o poi giungeremo a scorgere nell’altro il suo non essere identificabile con il male che ha commesso. L’altro non è il nemico, non incarna il male, non può essere demonizzato: l’altro è un uomo, una donna che ha commesso un’azione malvagia. Ora, questo cammino esigente e rigenerante del perdono, come cristiani lo possiamo percorrere solo nella consapevolezza che il perdono di Dio precede il nostro perdono; precede addirittura il pentimento dell’uomo, perché è un evento incondizionato, gratuito: è questo perdono di Dio a causare la conversione, il mutamento, la nostra stessa capacità di esercitare il perdono.

Perdonare allora è prendere coscienza della necessità di rinnovare la comunicazione, la relazione con l’altro, per non negarlo, per non ridurlo alla condizione paralizzante di nemico. Davvero il cammino del perdono è il cammino dell’umanizzazione, è il cammino di Dio per noi esseri umani.

ENZO BIANCHI

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Pubblicato su: Avvenire