La fenice dei cristiani


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Avvenire, 25 febbraio 2004

In questa stagione di lento imbarbarimento in cui si è più disposti a gettare fango sull’avversario che a “cospargersi il capo di cenere” riconoscendo i propri errori, ancora una volta l’antica sapienza della Chiesa ci ripropone il rito dell’imposizione delle Ceneri che apre il cammino quaresimale verso la Pasqua.

Un gesto che oggi può apparire fuori luogo e fuori tempo ma che in realtà è più efficace di tante parole nel trasmettere una verità. La cenere, infatti, è il frutto del fuoco che arde e purifica, costituisce un rimando alla condizione del nostro corpo che, dopo la morte, ritorna in polvere: sì, come un albero rigoglioso, una volta abbattuto e bruciato, diventa cenere, così accade al nostro corpo tornato alla terra, ma quella cenere è destinata alla resurrezione.

Simbolica ricca, quella della cenere, già conosciuta nell’Antico Testamento e nella preghiera degli ebrei: cospargersi il capo di cenere è segno di penitenza, di volontà di cambiamento attraverso la prova, il crogiolo, il fuoco purificatore. Unsegno che rimanda a un evento spirituale autentico per il cristiano: la conversione e il pentimento del cuore contrito. Ed è proprio grazie a questa qualità di segnoche le Ceneri possono, se vissute nella dimensione dello Spirito, imprimersi nel corpo e nel cuore del cristiano, favorendo così l’eventodella conversione.

Ricevere le ceneri significa prendere coscienza che il fuoco dell’amore di Dio consuma il nostro peccato; accogliere le ceneri significa percepire che il peso dei nostri peccati, consumati dalla misericordia di Dio, è “poco peso”; guardare quelle ceneri significa riconfermare la nostra fede pasquale: saremo cenere, ma destinata alla resurrezione. Sì, nella Pasqua che attende ciascuno di noi la nostra carne risorgerà e la misericordia di Dio come fuoco consumerà nella morte i nostri peccati.

Nel vivere il mercoledì delle Ceneri i cristiani non fanno altro che riaffermare la loro fede di essere riconciliati con Dio in Cristo, la loro speranza di essere un giorno risuscitati con Cristo per la vita eterna, la loro vocazione alla carità che non avrà mai fine.

Enzo Bianchi