Si può amare anche senza essere amati

 

Siamo intessuti d’amore, mendicanti d’amore, abitiamo la contraddizione di avere necessità dell’amore il quale però necessità della libertà. Per un po’ d’amore siamo anche tentati di prostituzione; per non perdere l’amore siamo tentati di costruire attorno all’altro un recinto; per non soffrire il tradimento nell’amore siamo portati alla violenza, al fare tutto senza più cogliere la differenza dell’altro, le sue motivazioni, la sua via, buona o cattiva che sia. È difficile coniugare amore e libertà, acconsentire nella storia d’amore alla libertà dell’altro, riconoscere che l’alterità è impossibilità all’uguale, al medesimo, e che deve rimanere differenza.

Questa sofferenza si fa ben più acuta ed evidente quando il nostro amore è rifiutato, non corrisposto, non desta il contraccambio. Se leggessimo per una volta i racconti evangelici in modo da scorgere in essi semplicemente i sentimenti, il vissuto dei protagonisti ci accorgeremmo, per esempio, che quando Gesù incontra un giovane (cf. Mc 10,17-22 e par.) che lo interroga sulla vita eterna e gli chiede di parlargli di Dio, egli lo fissa nel volto, lo guarda negli occhi e lo ama: Gesù ama gratuitamente un giovane capitato sulla sua strada… Quello di Gesù è uno sguardo d’amore, che non deve essere colto solo come una vocazione affinché quel tale lo segua. Non si tratta di una tattica vocazionale attuata da Gesù per accalappiare adepti per la sua comunità. Il suo è uno sguardo che dice come Gesù si sia sentito attratto e interpellato da quel giovane, come verso di lui abbia provato un sentimento di affetto. Era un giovane amabile, forse bello, forse così trasparente che a Gesù risultava amabile; a lui egli rivolge uno sguardo lungo, profondo, preciso, di elezione della sua persona tra gli altri.

Ma nonostante questa simpatia, questo sguardo su chi era amabile, la relazione non si accende e lo sguardo di Gesù rimane senza risposta. Sì, il giovane se ne andò triste, ma forse che Gesù se ne sarà andato contento? Siamo sicuri che, fatto il suo dovere, quasi l’avesse amato solo per chiamarlo, Gesù non si sia rattristato per il rifiuto della sua offerta d’amore? Ecco una debolezza anche dell’amore più forte: l’amore di Gesù non è stato compreso, il giovane che ai suoi occhi era amabile non gli ha permesso di amarlo. È un enigma accompagnato da tristezza, nostalgia, sofferenza: il no dell’altro, per noi amabile, al nostro sguardo, al nostro amore, è una sofferenza acuta che continua almeno per un certo tempo. È la necessitas amoris, inscritta nell’amore: l’amore si rivolge alla libertà dell’altro, e così nella relazione può accadere anche il diniego, il rifiuto, il no all’amore. E l’amante, dall’amore nato dal suo sguardo riceve sofferenza per il no opposto al suo amore; l’amante è sempre esposto al rischio che l’amato non diventi amante, che l’amato se ne vada, che non riconosca l’amore di chi lo ama.

Pubblicato su: La Stampa