Come papa Giovanni

 

  Non si tratta di ignorare che la situazione è già oggi e da tempo tragica in Siria come in altre parti del mondo per milioni di civili, non si tratta di attribuire responsabilità all’uno o all’altro campo – del resto i “campi” sono ben più di due e maledettamente intrecciati tra loro. Si tratta invece di aver colto un momento cruciale, un punto di non ritorno e di pronunciare parole forti, profetiche, “ascoltino o non ascoltino!”, come ammonisce il profeta Ezechiele (Ez 2,5). Nel vibrante appello del papa non ci sono calcoli di opportunità o valutazioni sull’effettiva possibilità di successo dell’intervento: una parola forte contro la guerra, la violenza e i massacri va pronunciata non perché si è certi che sarà ascoltata, ma perché è giusto e doveroso farlo, è decisivo ricordare a chi finge di avere una memoria corta o distorta la molteplicità di conflitti avviati in modo limitato, puntuali, di breve durata e trasformatisi in tragedie immani. Nell’era atomica, nell’era delle armi di distruzione di massa – indipendentemente da chi ne dispone – è davvero “alieno dalla ragione” pensare di ristabilire la giustizia violata attraverso quello strumento di morte che sempre è la guerra.

  Papa Francesco riprende con vigore e timbro propri l’appassionato grido di numerosi suoi predecessori sulla cattedra di Pietro: la guerra “inutile strage”, il “tutto è perduto con la guerra”, il “mai più la guerra!” sono espressioni forti usate da almeno un secolo dai vari papi, da Benedetto XV a Giovanni Paolo II. Ed è significativo che oggi papa Francesco trovi una profonda sintonia e un convinto appoggio da parte dei vescovi di tutto il mondo, anche nelle nazioni maggiormente implicate nei conflitti in atto o imminenti. Se possiamo considerare tragicamente “normale” che tutte le chiese di Siria e del Medioriente siano unanimi nel chiedere di scongiurare la risposta delle armi alla violenza ingiusta e disumana che già stanno subendo, sorprende favorevolmente, per esempio, la ferma posizione di episcopati come quello statunitense, che invita i membri del Congresso USA a respingere la proposta di attacco militare alla Siria. Nella stessa linea si può leggere l’accorato appello dei vescovi italiani, pronti questa volta a unirsi alla voce del papa.

Pubblicato su: La Stampa