Cercare insieme la verità

tela cm 24,5x41,5, 1974
BRUNO SAETTI, Paesaggio con sole
la Repubblica
16 settembre 2013
di ENZO BIANCHI
Dopo la lettera aperta di papa Francesco a Eugenio Scalfari sembra predominare l’impressione della novità, della svolta, dell’inedito che prende forma

la Repubblica, 16 settembre 2013
di ENZO BIANCHI

Nel dialogo tra quanti cercano di essere coerenti con la propria fede e quanti si sforzano di esserlo con le proprie convinzioni, il bello e anche il difficile vengono adesso. Dopo la lettera aperta di papa Francesco a Eugenio Scalfari sembra predominare l’impressione della novità, della svolta, dell’inedito che prende forma. Ma vale la pena soffermarsi anche sulle conferme e gli approfondimenti, sulle prospettive e gli interrogativi ancora aperti.

Anzitutto, a chi si interrogasse sul perché del dialogo tra cristiani e laici, occorre rispondere che il dialogo è la via umana, condivisa dunque da tutti, “credenti” e “non credenti”, di costruire insieme un senso; è metodo (meth-odos) che diventa sinodo (syn-odos), cammino fatto insieme. E di cercare insieme la verità. Questo atteggiamento, che per i cristiani deriva dal credere che ogni uomo in quanto tale è immagine e somiglianza di Dio, dà forma storica alla mitezza, crea relazioni ispirate a quella mitezza che per Paolo VI “è carattere proprio del dialogo” (Ecclesiam suam). Il dialogo è spazio sostitutivo della violenza elaborato mediante quella facoltà solamente umana che è la parola e di cui, a partire da Socrate, non mancano certo esempi nella tradizione culturale occidentale anche fuori del cristianesimo. Il dialogo dunque va praticato come via di costruzione di un mondo che crede alla forza della parola e rifiuta di affidarsi alla parola della forza.

Inoltre, il linguaggio esprime una difficoltà fondamentale: distinguere tra “credenti” e “non credenti” lascia molti insoddisfatti, sia perché una delle due categorie è definita solo in negativo rispetto all’altra, sia perché chi non crede in Dio sovente crede comunque nel cammino di umanizzazione e in alcuni principi coerenti con essa. Inoltre, è proprio dei cristiani ripetere ancora oggi le parole registrate nei Vangeli del padre di un ragazzo ammalato che così si rivolse a Gesù: “Io credo, aiuta la mia incredulità!” (Mc 9,24). Fede e incredulità abitano anche il credente che ogni giorno deve rinnovare la sua fede, dissipare – per quanto gli riesce – i dubbi, affidarsi al Signore quando la tenebra sembra dominare.

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