Credenti e no uniti contro gli idoli

ALBERTO GIACOMETTI, Gruppo di tre uomini
ALBERTO GIACOMETTI, Gruppo di tre uomini
Avvenire, 27 settembre 2013
di ENZO BIANCHI
Esiste un’esigenza di lotta spirituale, di combattimento per raggiungere la qualità propria di ogni essere umano, che accomuna credenti impegnati a discernere le loro incredulità e non credenti

Avvenire, 27 settembre 2013
di ENZO BIANCHI

Esiste un’esigenza di lotta spirituale, di combattimento per raggiungere la qualità propria di ogni essere umano, che accomuna credenti impegnati a discernere le loro incredulità e non credenti tesi a riaffermare le fondamenta del loro pensiero: è la lotta anti-idolatrica, la quotidiana fatica di  rispondere alla fondamentale domanda “a chi o a che cosa, da persona libera, liberamente decido di obbedire?”. L’idolo – o, meglio, gli idoli, perché la non-unicità è loro caratteristica – continua a essere opera dell’uomo, e la sua creazione, sopravvivenza, trasformazione e funzionamento rispondono a precise istanze e bisogni antropologici.

Quello che emerge a livello di “simulacro”, di oggetto, si rivela autentico anche al livello più profondo dell’immagine: l’idolo - sia esso statua, realtà immateriale o ideologia – fornisce certezze riguardo al divino e la sicumera con cui le offre cela l’inganno più radicale, quello di non apparire ingannevole. Da questo aspetto nasce la sorprendente efficacia “politica” dell’idolo: anticamente esso rendeva vicino, a portata di mano il dio che, identificandosi con la polis, le assicurava un’identità e le garantiva protezione. Ecco perché, anche dopo il tramonto del paganesimo, la politica non ha cessato di suscitare “idoli”, esseri umani divinizzati che scongiurano il divino o, se si preferisce, il destino umano. È l’idolatria a conferire dignità al culto della personalità, a trasformarla in una figura “vicina”, familiare, addomesticata del divino. Si coglie allora la dimensione politica dell’idolatria, il suo essere un attentato alla libertà umana, e si comprende anche come la lotta anti-idolatrica richieda adesione alla realtà e l’attivazione di una dimensione spirituale, di uno spazio interiore, della capacità critica, affinché la libertà non sia solo libertà di reagire, ma di agire, di proporre, di progettare.

L’annullamento della distanza, poi, cioè questa “familiarità” che rende schiavi (non dimentichiamo che il termine familia indicava all’origine l’insieme dei servitori di una casa), si ritrova anche negli idoli “immateriali” così potenti oggi: non è un caso che uno dei miti da sempre più affascinanti – il successo in termini di potere, di denaro e di sesso – assecondi e dia sfogo a tre libidines insite in ogni essere umano: la libido dominandi, la libido possidendi e la libido amandi. Così, opera non delle mani ma delle pulsioni dell’uomo, queste tre forze si ergono di fronte a lui, gli chiedono adorazione e servizio, gli rubano la libertà promettendogli partecipazione al “divino”, accesso al sovrumano, protezione contro le forze mortifere.

  • 1
  • 2

Pubblicato su: Avvenire