Vergogna!

Olio su tela, dalla serie Non siamo gli ultimi
ANTON ZORAN MUSIC, Non siamo gli ultimi
La Stampa, 6 ottobre 2013
di ENZO BIANCHI
Ultimamente più volte in interventi pubblici, orali o scritti, ho gridato semplicemente: “Vergogna! Vergogna!”, e confesso che ho trasalito quando ho sentito questo grido sulla bocca di papa Francesco

La Stampa, 6 ottobre 2013
di ENZO BIANCHI

     Ogni giorno incontrando uomini e donne, cittadini del nostro paese, subito dopo il saluto accolgo da loro le manifestazioni di sofferenza e di fatica nel loro mestiere di vivere quotidiano. Questo malessere e questa sofferenza si sono accentuati vertiginosamente negli ultimi anni, e di volta in volta emergono quale indignazione, protesta, rabbia, domanda su come e dove siamo finiti.

Raramente si manifesta un sentimento che invece in me sovrasta tutte le altre reazioni: la vergogna. Sì, io provo vergogna, la provo come uomo, e può darsi che la mia fede cristiana accentui questo sentimento, ma io la vivo semplicemente in quanto uomo. E così “vergogna!” è quasi una litania che spontaneamente nasce dal mio cuore e a volte diventa anche esclamazione verbale in mezzo agli altri. La vergogna è un’emozione complessa, connotata da valenze di diverso segno, ma – non dimentichiamolo – è un regolatore dei comportamenti umani, uno strumento per salvaguardare se stessi e la convivenza nella società. La vergogna è un’emozione sociale e relazionale, indispensabile per l’umanizzazione, o per lo meno per la pratica di azioni decenti. La vergogna è anche un deterrente che ci induce a vietarci atteggiamenti e azioni, appunto, vergognosi.

Vergognarsi è un atto profondamente umano e, mi si permetta di dire, nobile. Quando ci accorgiamo del male fatto, di essere colpevoli, di aver manifestato di fronte e in mezzo agli altri il male che ci abita, noi ci vergogniamo e il nostro volto è stigmatizzato dal rossore, dal desiderio di non essere visti in quel momento di epifania del nostro aver agito male. Per Darwin “il rossore in volto è l’espressione più specificatamente umana del volto”. Nella mia educazione, quando ero sorpreso a compiere ciò che è male, venivo avvertito con una severa parola: “Vergognati!”. Ma oggi questo sentimento presenta molti segni di scomparsa: ci si vergogna di vergognarsi, e quindi si enfatizza proprio l’apparire, l’esibirsi, l’essere più presenti e l’accrescere la notorietà. Sicché anche il pudore, che coinvolge la responsabilità personale e agisce come segnale e freno onde evitare la vergogna, sembra venire a mancare.

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